martedì 18 ottobre 2016

Il dormiente…sornione.


“Lascia dormire il futuro come merita: se lo svegli prima del tempo, otterrai un presente assonnato”.

F.Kafka

In Oriente il culto della Dormiente si tramanda dalla notte dei tempi. In Occidente, lo stesso culto è dedicato all’Assunta che festeggiamo il 15 agosto. Perché la Dormiente? Lei, Maria, raccontano i venti orientali, si addormenta e in questa veglia perpetua raggiunge poi il suo amato figlio. Oriente e Occidente, vento e memoria…Già la memoria! Se riportata alla nostra storia, alla castelbuonesità, ci ricorda fatti che oggi sembrano ripetersi, come un mantra. Andiamo per ordine. Anche noi nella nostra comunità, venerato come i santi, abbiamo il Nostro Dormiente sornione. Un “Fenomeno” paesano che ha tentato più volte di farsi onorare altrove, anche lui, è oggetto di culto con un preciso rituale. Dorme come faceva dieci anni fa. E’ abile, un bravo imbonitore, lui ha un sogno: governare per altri 20 anni, 100, 1000… soltanto Lui, però,… coltiva questo sogno! E già, se è un fenomeno in tutto, non lo è nel gioco di squadra, Lui le squadre le smonta, come un “nostrano” ed esperto D’Alema. E’ bravissimo a fare fuori i “compagni”, solo quelli però, gli altri, gli avversari gli servono come alibi o alleati di temporaneo sostegno. Meno abili di lui, capaci solo di propaganda e populismo, lo fanno rimpiangere, lui questo lo sa, e dorme, dunque, sornione, assistendo alla decadenza, cui tacitamente contribuisce. Non fiata, non accompagna neanche le orazioni dei suoi in consiglio comunale se non con qualche inutile scaramuccia con il Nostro “primo cittadino”. E’ ambizioso e per questo deve primeggiare sempre, evita le voci critiche, lui è amico di tutti ed è capace di liquidare anche i partiti. Ci riuscì dieci anni fa con lo storico Movimento democratico per Castelbuono, artefice della svolta e della rinascita, oggi con il Partito Democratico, messo ormai in liquidazione o in amministrazione controllata. Non avendone uno lui, iI partito se lo crea. E’ abile,  è solito ripetere che  si circonda di “uomini e donne che amano il proprio paese”.  Ed è così, lo amano devoti e mai si sognerebbero di criticarlo, di osteggiarlo; e Lui emerge  come un pino, alcuni dicono, “sotto il quale nulla cresce”. Infatti, nei suoi lunghi anni di militanza e governo della politica, non ha mai contribuito a fare crescere una nuova classe dirigente. Semplicemente non gli serviva. Il “dopo di me nessuno mai”, è la sua filosofia. Dorme, ancora non parla, ogni tanto scrive, ma si sta appartato, aspetta sornione il momento in cui gli altri, incapaci o forse desiderosi solo del salvatore, gli chiederanno per cortesia di rimettersi in gioco. Vive e si alimenta delle incapacità altrui. E così, come una cortese e “sacrificale” scelta, accetterà di “candidarsi” - pro domo sua e non nostra. Più silenzio c’è, più errori commetteranno gli altri, più facile sarà per lui comiziare e sorridere ai cittadini. “Il mondo ci guarda”, diceva e ripete ancora; peccato che non riesce a fare il salto di qualità invertendo il ragionamento. Dovremmo essere noi a guadare il mondo e prendere quello che di buono accade, se vogliamo veramente crescere. Non cambia il suo pensiero, perché chi guarda “oltre”, dovrebbe essere capace di confrontarsi, chi, al contrario, si fa guadare è autoreferenziale. Peccato che al culto del Dormiente, si stiano dedicando ancora in tanti, rei di lasciare per strada altre opportunità  di crescita sociale e politica. Peccato, ancora una volta, che uno slogan diventi solo il nome di un movimento politico e non una filosofia. Svegliarsi da quel sogno significa non voltare pagina, ma cambiare libro. Siamo certi che qualcuno sta già raccogliendo appunti, riflessioni e argomenti per iniziare a scrivere un racconto davvero nuovo sulla nostra Comunità.

 

martedì 20 settembre 2016

La meglio gioventù


“Cosa diavolo ha la mia generazione? Perché siamo così lenti a crescere? Sembra che la nostra infanzia tenda a prolungarsi fino a venticinque anni. A quaranta siamo ancora degli adolescenti”.
Jonathan Coe

Estate piena, estate ricca di eventi importanti e in parte, speciali. Il nostro paese dimostra ancora una volta capacità e qualità degne di nota. Concerti, teatro, letture, enogastronomia non è mancato nulla, tutto il pubblico è stato accontentato. Capacità che hanno messo in evidenza la diversificazione di talenti presente a Castelbuono e di cui ci si può davvero vantare con consapevolezza e ammirazione. Uno dopo l’altro, nelle piazze, nei luoghi storici, siamo stati rallegrati e “riempiti” da volti, storie, note e risate degne di una grande città. Un plauso va a quanti si sono adoperati per la realizzazione di tutti questi eventi. Tutte queste associazioni, hanno dimostrato che si può fare anche, a svantaggio di quella politica che continua a dirci che soldi non ce ne sono, un calendario ricco di nota, basta avere progettualità, passione, competenza e idee. Politica, come diciamo sempre, senza idee e senza cultura che si culla del saper fare degli altri.  Ma la nostra generazione, la più istruita a cui non manca la capacità di inventare l’impossibile e farlo diventare possibile, resta distante dalla politica, dal Bene comune. Quasi indifferente, resta sui propri passi, senza curiosità si muove nella vita civica. Le capacità che esprime sono quasi sempre individuali, non si è capaci a fare squadra e quindi proporre, tutti insieme, un’alternativa valida per il nostro paese. La nostra generazione si divide drammaticamente, tra quelli che non hanno interesse alcuno per i fatti della politica, quelli che fanno da gregari a leader sempre eterni e quelli che sperano sempre, con forza e determinazione che qualcosa di buono si possa fare. Giovani coccolati da leader autoreferenziali che hanno insegnato ad alcuni a rinunciare alla morale in cambio  di qualche ruolo più o meno importante; quelli che si definiscono apolitici e poi, come si dice, alla prima occasione, abbozzano. Quelli che, pur avendo lo spirito e la voglia sana di faticare per questo paese, da quegli stessi leader sono sempre stati messi ai margini, forse perché non manovrabili, più intraprendenti e capaci di totale abnegazione e spirito civico.

Così, come l’estate, ricca di eventi diversi e diversificati, anche la nostra generazione si avvia ad essere un insieme di monadi che tra loro non comunicano. Distanti perché attratti da cose differenti; chi vira verso il Bene comune chi verso quello personale. Quelli che prima erano integerrimi, oggi chiudono gli occhi, si girano dall’altra parte. Prese di posizione personali e non generali che deturpano la dialettica politica svilendone il significato. A noi sono stati impartiti insegnamenti molto validi, tradizioni e storia che sono stati custoditi e valorizzati. Istituzioni che ci hanno fatto crescere. Musei, biblioteche, luoghi adibiti a teatri, e chitarre che hanno suonato nelle notti estive senza fermarsi mai.

Cosa lasceremo noi? Di cosa saremo capaci se non riusciamo a stare insieme, a trovare un modo per comunicare cosa vogliamo diventi Castelbuono? Perché aspettiamo ancora che ci sia qualcuno che ci dica come si fa? Non siamo forse capaci di uscire fuori da quella “eterna gioventù” cui, in parte, la storia ci ha relegati?

sabato 17 settembre 2016

FuoriRoma e Dentrol’Italia…lettera aperta a Concita De Gregorio


Cara Concita, ti seguo da anni, precisamente dalle Olimpiadi greche. Quel tuo articolo sulla chiusura dei giochi olimpici di Atene mi è entrato nella mente: “ Guardaci mondo, siamo la Grecia…”. Di tempo ne è passato La Repubblica, i libri, i fatti di Genova, e Licio Gelli, l’Unità, Pane quotidiano e adesso sei tornata con FuoriRoma. E’ bello, ogni sera, ascoltare le storie e vedere com’è fatta l’Italia. Ci fai entrare nelle piccole città lontane da Roma, per cultura e quotidiano. Lontane, forse, anche da quella cialtroneria che siamo abituati a vedere in Tv. Ci racconti i sapori di quelle città, ci ricordi che la destra, la sinistra, il populismo siamo noi, non Renzi, D’Alema, Berlusconi, Grillo e compagnia bella. La politica è quello che noi siamo ogni giorno, passione, dedizione, scontro, lungimiranza, populismo. La politica è bella se è orientata ai bisogni di tutti e non di alcuni. In provincia è più bella, nelle nostre piccole città, nei mille paesi della nostra Italia, ci sono ancora persone appassionate che credono che destra e sinistra siano ancora cose differenti, nei valori, nel pensiero, forse anche geneticamente. Tu, ci racconti queste storie, ed è questa la novità assoluta nel palinsesto televisivo, con pacatezza. Nessuno urla, tu stai lì seduta e ascolti, fai domande e ascolti E, come per magia, anche noi ascoltiamo e non abbassiamo più il volume della TV. Semplicemente non c’è bisogno di farlo. Ci sono le immagini bellissime che ci fanno vedere con occhio attento e non di propaganda quanto è davvero bella l’Italia, come siamo ricchi di storia, arte e cultura e che se la politica non entra in queste categorie è perduta e noi insieme con lei. Amministratori capaci e meno si avvicendano con voci di personaggi noti del luogo. Ognuno dice la sua, ognuno dimostra un forte campanilismo…siamo o no il paese dei mille campanili?

Bella la politica, quella scevra da individualismo, quella lontana dai riflettori che opera perché l’elettore è vicino, non distante dietro uno schermo. Nei piccoli centri bisogna rendere conto di quello che si è fatto da amministratori. Anche passeggiare per strada, può diventare un’operazione difficile se non si è amministrato bene. E allora Lecce sempre di destra con un sindaco capace di dialogare. E Carbonia con le sue miniere che sono il passato e i nuraghi e il mare che sono il presente e forse il futuro. Poi Pesaro e la sua bicipolitana lunga, lunghissima sembra non finire mai. Poi il mare, sempre presente in tutte queste città quel mare che serve da attrazione per la natura meravigliosa che sa essere e non discarica. Viene voglia di visitarle queste città, di passeggiare per le loro strade. Viene voglia di conoscerle con quella curiosità sana che è del viaggiatore e non del turista. Volti, sguardi, battaglie di ogni giorno che si riversano nella vita di ogni cittadino. Sembrano, però distanti la finanza e Roma ladrona, e le urla di Grillo e il benessere del renziano PD e il razzismo della Lega. Sembra lontana la Merkel, e manco a dirlo l’Europa. Ci sono persone vere con problemi e soluzioni reali. Bel viaggio, ricco e interessante come il tuo taccuino, sempre diverso a ogni puntata. Abbiamo bisogno che qualcuno, senza pregiudizi racconti di noi, delle nostre piccole realtà spesso dimenticate dalla dialettica politica nazionale. Abbiamo bisogno, per trovare soluzioni di quella pacatezza con la quale ci accompagni in giro per l’Italia. Perché forse, FuoriRoma è essere Dentrol’Italia.

FuoriRoma e Dentrol’Italia…lettera aperta a Concita De Gregorio


Cara Concita, ti seguo da anni, precisamente dalle Olimpiade greche. Quel tuo articolo sulla chiusura dei giochi olimpici di Atene non mi è entrato nella mente: “ Guardaci mondo, siamo la Grecia…”. Di tempo ne è passato La Repubblica, i libri, I fatti di Genova, e Licio Gelli, l’Unità, Pane quotidiano e adesso sei tornata con FuoriRoma. E’ bello, ogni sera, ascoltare le storie e vedere com’è fatta l’Italia. Ci fai entrare nelle piccole città dell’Italia, lontane da Roma, per cultura e quotidiano. Lontane, forse, anche da quella cialtroneria che siamo abituati a vedere in Tv. Ci racconti i sapori di quelle città, ci ricordi che la destra, la sinistra, il populismo siamo noi, non Renzi, D’Alema, Berlusconi, Grillo e compagnia bella. La politica è quello che noi siamo ogni giorno, passione, dedizione, scontro, lungimiranza, populismo. La politica è bella se è orientata ai bisogni di tutti e non di alcuni. In provincia è più bella, nelle nostre piccole città, nei mille paesi della nostra Italia, ci sono ancora persone appassionate che credono che destra e sinistra siano ancora cose differenti, nei valori, nel pensiero, forse anche geneticamente. Tu, ci racconti queste storie, ed è questa la novità assoluta nel palinsesto televisivo, con pacatezza. Nessuno urla, tu stai lì seduta e ascolti, fai domande e ascolti E, come per magia, anche noi ascoltiamo e non abbassiamo più il volume della TV. Semplicemente non c’è bisogno di farlo. Ci sono le immagini bellissime che ci fanno vedere con occhio attento e non di propaganda quanto è davvero bella l’Italia, come siamo ricchi di storia, arte e cultura e che se la politica non entra in queste categorie è perduta e noi insieme con lei. Amministratori capaci e meno si avvicendano con voci di personaggi noti del luogo. Ognuno dice la sua, ognuno dimostra un forte campanilismo…siamo o no il paese dei mille campanili?

Bella la politica, quella scevra da individualismo, quella lontana dai riflettori che opera perché l’elettore è vicino, non distante dietro uno schermo. Nei piccoli centri bisogna rendere conto di quello che si è fatto da amministratori. Anche passeggiare per strada, può diventare un’operazione difficile se non si è amministrato bene. E allora Lecce sempre di destra con un sindaco capace di dialogare. E Carbonia con le sue miniere che sono il passato e i nuraghi e il mare che sono il presente e forse il futuro. Poi Pesaro e la sua bicipolitana lunga, lunghissima sembra non finire mai. Poi il mare, sempre presente in tutte queste città quel mare che serve da attrazione per la natura meravigliosa che sa essere e non discarica. Viene voglia di visitarle queste città, di passeggiare per le loro strade. Viene voglia di conoscerle con quella curiosità sana che è del viaggiatore e non del turista. Volti, sguardi, battaglie di ogni giorno che si riversano nella vita di ogni cittadino. Sembrano, però distanti la finanzia, e Roma ladrona, e le urla di Grillo e il benessere del renziano PD e il razzismo della Lega. Sembra lontana la Merkel, e manco a dirlo l’Europa. Ci sono persone vere con problemi e soluzioni reali. Bel viaggio, ricco e interessante come il tuo taccuino, sempre diverso a ogni puntata. Abbiamo bisogno che qualcuno, senza pregiudizi, racconti di noi, delle nostre piccole realtà spesso dimenticate dalla dialettica politica nazionale. Abbiamo bisogno, per trovare soluzioni di quella pacatezza con la quale ci accompagni in giro per l’Italia. Perché forse, FuoriRoma è, essere Dentrol’Italia.

mercoledì 20 luglio 2016

Chi tace acconsente


“La notte in cui tutte le vacche sono nere”

G.W Hegel

Abbiamo atteso tanto, troppo forse per capire cosa stia succedendo nella politica castelbuonese. L’attesa, si sa, per noi impazienti, è una vera tortura.  A ben vedere, però, i risultati ci sono e, a meno di non sbagliarsi, sono anche eloquenti. Abbiamo osservato, letto, partecipato ad  assemblee pubbliche e  scritto, ma nulla, non succede nulla. Certo c’è la” necessità” del posizionamento di tanti gruppi che si fanno notare in vista delle  prossime elezioni. Democrazia, bene comune, partecipazione, cittadinanza, attenzione verso il prossimo, il “nuovo che avanza”,  riciclati che sempre attendono il momento opportuno per farsi vivi. In questo marasma mancano i temi, quelli giornalieri. Sono scomparsi dalla vita pubblica e dalla politica le questioni importanti di Castelbuono. Volete qualche esempio? Non si parla più della circonvallazione, della zona artigianale, del traffico e dei rifiuti. Partirà o no il nuovo piano dei rifiuti? Scomparsi i temi che riguardano le istituzioni culturali. Il complesso monumentale di San Francesco ormai ad uso di banchetti e feste private, senza che ci sia un regolamento. A proposito che fine ha fatto il trasferimento del Museo naturalistico Francesco Minà Palumbo? Silenzio tombale sul Teatro Le Fontanelle. Scomparsa anche la Commissione consiliare sul patrimonio Paolo Cicero che entro un anno dal suo insediamento avrebbe dovuto darci lumi sulla annosa questione. Eppure è passato abbondantemente l’anno e nulla. Silenzio. Ancora,  comunicati di un’importante istituzione culturale del nostro paese ci invitano ad assistere ad un concerto. Lo stesso, si legge, è a pagamento, basta comprare un biglietto da un euro e ci si può godere la musica. Giusto, va bene contribuire, ma la stessa istituzione culturale, verso la quale nel passato l’opposizione era dedita a critiche pretestuose, si sta ponendo la domanda se è stata fatta una variazione di bilancio che giustifichi, con un capitolo apposito, l’entrata di queste somme? Chiediamo loro:  sono o no soldi pubblici ? A ben pensare ciò che è veramente scomparso è il ruolo dell’opposizione, tutto ormai può succedere senza colpo ferire, perché l’opposizione tace. E perché tace? Forse si sta organizzando per urlare tre mesi prima delle elezioni questi temi spinosi, dal palco dei comizi? Roba da vecchia politica, scene viste e riviste che non fanno bene al paese. Nessuno di loro spiega ai cittadini cosa stia accadendo, nessuno si prende la briga di andarli a cercare. A cosa serve il consiglio comunale? A cosa servono i gruppi consiliari che tempo orsono si sono staccati in forte polemica dall’attuale amministrazione? Cosa hanno fatto di diverso? Che Castelbuono pensano di raccontare alle prossime elezioni, se già oggi tacciono? In cosa hanno segnato la differenza? Nessuno di loro ha capito che la politica serve a creare senso da cui poi, solo dopo, viene il consenso. E’ così aveva ragione Hegel. Anche  la politica a Castelbuono è come una notte, molto lunga, in cui tutte le “vacche” sono nere.

martedì 21 giugno 2016

L’interrogazione popolare



Alexander Dubcek

E’ Giugno ed è tempo di esami. Ogni anno questo è il periodo in cui i nostri ragazzi sono esaminati per il lavoro che hanno svolto con i loro insegnanti. I professori hanno presentato un programma, l’hanno svolto e gli studenti l’hanno studiato. I più bravi saranno promossi e potranno continuare il loro percorso di studi. Ci piace pensare che anche la politica possa andare alla prova degli esami. Essa ha presentato un programma sulla base del quale è stata eletta a governare. Sono passati degli anni, sarebbe opportuno che si facesse il Bilancio sociale di cosa è stato fatto e di quello che si è perso per strada. Non un elenco ma cose vere, concrete per comunicare ai cittadini la verità. Oggi, invece, continuano a dirci che soldi non ce ne sono, vero anche questo, negli ultimi dieci-quindici anni, diciotto miliardi di tagli agli Enti locali (Fonte Anci) non sono bruscolini, però, alzano le tasse, fanno gli eventi, si continua a spendere. La domanda è: si fa in base al programma, o com’è percepito, lo stesso è messo di lato il giorno dopo le elezioni? Anche l’opposizione dovrebbe esporre in modo trasparente il percorso che ha fin qui fatto. Non servono al momento comizi, non servono dibattiti nelle pubbliche piazze. Quello della politica si è ridotto a invettive personali e polemiche inutili. La politica che non sa rispondere si ciba di questo corto circuito. Cambia argomento, indirizza l’attenzione su altro, non sul suo lavoro. Per questo è sempre colpa di qualcun altro se le cose non si sono fatte. Non siamo stupidi. C’è bisogno di capire, è la politica che ha a cuore il Bene Comune e il rispetto delle Istituzioni che deve dettare i temi e dare le risposte. Solo se lo fa, il cittadino sarà in grado di fare le sue valutazioni, chiedere nello specifico se è solo questione di soldi o di volontà e programmazione. Sarebbe bella una democrazia partecipata, sarebbe bello un confronto come fanno le democrazie anglosassoni. E allora, fatevi avanti diteci quello che avete fatto fin qui. Noi staremo attenti, faremo la parte dei curiosi che vogliono sapere. Vi faremo tante domande, non vi faremo sconti. Anche i più distratti, se la politica li va a prendere uno a uno a casa non potranno fare finta di nulla. E’ l’interrogazione popolare, la via della trasparenza. Non andate alle elezioni sordi e tronfi, avete molto da fare. C’è un tessuto sociale distaccato dalla Cosa pubblica che va ricreato. Lo dimostrano le piazze deserte e la lontananza dei cittadini da quello che dite ogni volta. Sempre le stesse cose, sempre i soliti scarica barile. Oh, lo sappiamo, anche noi avremmo dovuto fare di più, avremmo dovuto essere più attenti, seguire i consigli comunali, leggere i documenti all’Albo pretorio. Siete proprio sicuri che non lo abbiamo fatto? La politica che si sottrae al confronto, non è sicura di se, fugge, si nasconde, fa si che si crei quella cappa per cui, è meglio non esporsi. Non ci piace questo clima, siamo per la partecipazione consapevole. Adesso, finite di fare i compiti, studiate bene, perché il tempo degli esami sta per arrivare.

 

mercoledì 8 giugno 2016

Lettera aperta a Matteo Renzi





Matteo, vieni qua siediti, lascia stare la frenesia di andare in continuazione ovunque. Vedi oggi c’è il sole, qui da noi al sud, il cielo è azzurro e limpido. Fermati, mettiti accanto a me e chiacchieriamo un po’. Sai io è da qualche tempo che vorrei dirti due cose. Ti aspettavamo sai, io e altri tantissimi compagni, si è vero, ti aspettavamo da molto tempo. Abbiamo sempre avuto le nostre idee, i nostri amati e struggenti ideali, ma non sapevamo a chi darli. Li abbiamo tenuti gelosi insiemi alla nostra storia. Abbiamo vagato, un po’ come gli ebrei nel deserto fecero secoli e secoli fa. Noi di deserti ne abbiamo passati tanti! Ogni elezione una sofferenza immensa. Ogni sconfitta una fitta al cuore. Ogni volta abbiamo sperato che fosse la volta buona. Quando lo fu con l’Ulivo, ci pensò un compagno vestito con maglione di cachemire a buttarci giù a non avere rispetto del nostro popolo. Finì lì il sogno, dopo tante battaglie durò poco. Poi il nulla, vedevamo i nostri leader cadere a uno a uno per colpa della violenza e del populismo di una destra accanita a risolvere solo i suoi Problemi e i suoi interessi. Te le ricordi le leggi ad personam? Il mai votato conflitto di interessi…? E poi gli scandali, le olgettine, e la Merkel, e siamo vicini alla Grecia…il tempo passava e noi aspettavamo. Alcuni sono andati via e, però nessuno se n’è accorto. Poi sei arrivato tu, un tuono che voleva rottamare tutto e tutti. Ci siamo detti, noi le idee le abbiamo, il popolo c’è, gli ideali sono intramontabili…ecco finalmente abbiamo un leader, uno che non ha paura di niente, uno che ci farà valere. Eravamo pronti, ti abbiamo dato fiducia. Poi il partito, poi il governo…noi ci siamo stati. Te le ricordi le elezioni europee? Un sussulto di orgoglio. Abbiamo asfaltato tutti. Noi che siamo stati accuditi e liberati da Berlinguer. Si quell’uomo esile che andò in Russia e lì disse: i comunisti italiani non c’entrano nulla con il vostro comunismo, noi guardiamo alle democrazie occidentali. Che uomo Enrico, uno che in tempi non sospetti ci insegnò che un partito deve porselo il problema della questione morale. Da qualche tempo non avevamo un leader e per questo ti abbiamo creduto. Adesso siamo al giro di boa, ti stai lasciando andare, stai perdendo lo smalto. Lo capisco governare in questa situazione difficile è un tormento. Lo so, stai facendo le riforme che altri paesi hanno fatto decenni prima di noi, e noi lo apprezziamo il tuo dinamismo. Pero Matteo, una cosa è abbozzare in Parlamento con Verdini e co. Un conto è cercare di realizzare nel paese il Partito della Nazione. Hai visto i risultati elettorali non ci hanno premiati, era più che prevedibile. Noi popolo di sinistra, mai potremo andare d’accordo con Verdini e i suoi, con gli ex cuffariani, con gli ex berlusconiani, con gli ex di se stessi che ti cercano solo per salvaguardare il loro potere. Sempre pronti a salire sul carro dei vincitori. Mestieranti senza mestiere se non quello di servire il potente di turno. Noi non siamo cosi, noi abbiamo la nostra identità. Non barattare il referendum con la tua persona, non metterci davanti ad un aut aut. Tu lo sai, noi a sinistra ci scorniamo, litighiamo, ma non amiamo gli aut aut. Non è a noi che devi rivolgere la tua rabbia, no, noi, ti abbiamo permesso di essere li. Non andare a cercare altri, noi siamo qui. E abbiamo bisogno di un Segretario che si prenda cura della base, che ascolti i territori. Te l’hanno detto cosa sta succedendo in Sicilia?  Matteo rifletti, cosa c’entriamo noi con quelli che ci hanno sempre dato contro e che ora entrano in massa nel Pd perché qualcuno glielo permette? Siamo diversi, lo siamo nel cuore, nella mente. Intellettualmente distanti anni luce. Noi non li vogliamo, per noi saranno sempre avversari politici. Entrano in casa nostra e fanno pure gli sbruffoni. Fermati Matteo, guardaci, noi siamo qui e siamo tanti, non ci disgregare. Devi unire, devi prenderti cura di questo popolo.  Vogliamo andare avanti insieme? Lasciali andare, noi le idee le abbiamo, torniamo al sociale, torniamo a pensare che vincere a tutti i costi, non conta. Conta vincere per quello che siamo, per quello che insieme sappiamo fare.