mercoledì 20 luglio 2016

Chi tace acconsente


“La notte in cui tutte le vacche sono nere”

G.W Hegel

Abbiamo atteso tanto, troppo forse per capire cosa stia succedendo nella politica castelbuonese. L’attesa, si sa, per noi impazienti, è una vera tortura.  A ben vedere, però, i risultati ci sono e, a meno di non sbagliarsi, sono anche eloquenti. Abbiamo osservato, letto, partecipato ad  assemblee pubbliche e  scritto, ma nulla, non succede nulla. Certo c’è la” necessità” del posizionamento di tanti gruppi che si fanno notare in vista delle  prossime elezioni. Democrazia, bene comune, partecipazione, cittadinanza, attenzione verso il prossimo, il “nuovo che avanza”,  riciclati che sempre attendono il momento opportuno per farsi vivi. In questo marasma mancano i temi, quelli giornalieri. Sono scomparsi dalla vita pubblica e dalla politica le questioni importanti di Castelbuono. Volete qualche esempio? Non si parla più della circonvallazione, della zona artigianale, del traffico e dei rifiuti. Partirà o no il nuovo piano dei rifiuti? Scomparsi i temi che riguardano le istituzioni culturali. Il complesso monumentale di San Francesco ormai ad uso di banchetti e feste private, senza che ci sia un regolamento. A proposito che fine ha fatto il trasferimento del Museo naturalistico Francesco Minà Palumbo? Silenzio tombale sul Teatro Le Fontanelle. Scomparsa anche la Commissione consiliare sul patrimonio Paolo Cicero che entro un anno dal suo insediamento avrebbe dovuto darci lumi sulla annosa questione. Eppure è passato abbondantemente l’anno e nulla. Silenzio. Ancora,  comunicati di un’importante istituzione culturale del nostro paese ci invitano ad assistere ad un concerto. Lo stesso, si legge, è a pagamento, basta comprare un biglietto da un euro e ci si può godere la musica. Giusto, va bene contribuire, ma la stessa istituzione culturale, verso la quale nel passato l’opposizione era dedita a critiche pretestuose, si sta ponendo la domanda se è stata fatta una variazione di bilancio che giustifichi, con un capitolo apposito, l’entrata di queste somme? Chiediamo loro:  sono o no soldi pubblici ? A ben pensare ciò che è veramente scomparso è il ruolo dell’opposizione, tutto ormai può succedere senza colpo ferire, perché l’opposizione tace. E perché tace? Forse si sta organizzando per urlare tre mesi prima delle elezioni questi temi spinosi, dal palco dei comizi? Roba da vecchia politica, scene viste e riviste che non fanno bene al paese. Nessuno di loro spiega ai cittadini cosa stia accadendo, nessuno si prende la briga di andarli a cercare. A cosa serve il consiglio comunale? A cosa servono i gruppi consiliari che tempo orsono si sono staccati in forte polemica dall’attuale amministrazione? Cosa hanno fatto di diverso? Che Castelbuono pensano di raccontare alle prossime elezioni, se già oggi tacciono? In cosa hanno segnato la differenza? Nessuno di loro ha capito che la politica serve a creare senso da cui poi, solo dopo, viene il consenso. E’ così aveva ragione Hegel. Anche  la politica a Castelbuono è come una notte, molto lunga, in cui tutte le “vacche” sono nere.

martedì 21 giugno 2016

L’interrogazione popolare



Alexander Dubcek

E’ Giugno ed è tempo di esami. Ogni anno questo è il periodo in cui i nostri ragazzi sono esaminati per il lavoro che hanno svolto con i loro insegnanti. I professori hanno presentato un programma, l’hanno svolto e gli studenti l’hanno studiato. I più bravi saranno promossi e potranno continuare il loro percorso di studi. Ci piace pensare che anche la politica possa andare alla prova degli esami. Essa ha presentato un programma sulla base del quale è stata eletta a governare. Sono passati degli anni, sarebbe opportuno che si facesse il Bilancio sociale di cosa è stato fatto e di quello che si è perso per strada. Non un elenco ma cose vere, concrete per comunicare ai cittadini la verità. Oggi, invece, continuano a dirci che soldi non ce ne sono, vero anche questo, negli ultimi dieci-quindici anni, diciotto miliardi di tagli agli Enti locali (Fonte Anci) non sono bruscolini, però, alzano le tasse, fanno gli eventi, si continua a spendere. La domanda è: si fa in base al programma, o com’è percepito, lo stesso è messo di lato il giorno dopo le elezioni? Anche l’opposizione dovrebbe esporre in modo trasparente il percorso che ha fin qui fatto. Non servono al momento comizi, non servono dibattiti nelle pubbliche piazze. Quello della politica si è ridotto a invettive personali e polemiche inutili. La politica che non sa rispondere si ciba di questo corto circuito. Cambia argomento, indirizza l’attenzione su altro, non sul suo lavoro. Per questo è sempre colpa di qualcun altro se le cose non si sono fatte. Non siamo stupidi. C’è bisogno di capire, è la politica che ha a cuore il Bene Comune e il rispetto delle Istituzioni che deve dettare i temi e dare le risposte. Solo se lo fa, il cittadino sarà in grado di fare le sue valutazioni, chiedere nello specifico se è solo questione di soldi o di volontà e programmazione. Sarebbe bella una democrazia partecipata, sarebbe bello un confronto come fanno le democrazie anglosassoni. E allora, fatevi avanti diteci quello che avete fatto fin qui. Noi staremo attenti, faremo la parte dei curiosi che vogliono sapere. Vi faremo tante domande, non vi faremo sconti. Anche i più distratti, se la politica li va a prendere uno a uno a casa non potranno fare finta di nulla. E’ l’interrogazione popolare, la via della trasparenza. Non andate alle elezioni sordi e tronfi, avete molto da fare. C’è un tessuto sociale distaccato dalla Cosa pubblica che va ricreato. Lo dimostrano le piazze deserte e la lontananza dei cittadini da quello che dite ogni volta. Sempre le stesse cose, sempre i soliti scarica barile. Oh, lo sappiamo, anche noi avremmo dovuto fare di più, avremmo dovuto essere più attenti, seguire i consigli comunali, leggere i documenti all’Albo pretorio. Siete proprio sicuri che non lo abbiamo fatto? La politica che si sottrae al confronto, non è sicura di se, fugge, si nasconde, fa si che si crei quella cappa per cui, è meglio non esporsi. Non ci piace questo clima, siamo per la partecipazione consapevole. Adesso, finite di fare i compiti, studiate bene, perché il tempo degli esami sta per arrivare.

 

mercoledì 8 giugno 2016

Lettera aperta a Matteo Renzi





Matteo, vieni qua siediti, lascia stare la frenesia di andare in continuazione ovunque. Vedi oggi c’è il sole, qui da noi al sud, il cielo è azzurro e limpido. Fermati, mettiti accanto a me e chiacchieriamo un po’. Sai io è da qualche tempo che vorrei dirti due cose. Ti aspettavamo sai, io e altri tantissimi compagni, si è vero, ti aspettavamo da molto tempo. Abbiamo sempre avuto le nostre idee, i nostri amati e struggenti ideali, ma non sapevamo a chi darli. Li abbiamo tenuti gelosi insiemi alla nostra storia. Abbiamo vagato, un po’ come gli ebrei nel deserto fecero secoli e secoli fa. Noi di deserti ne abbiamo passati tanti! Ogni elezione una sofferenza immensa. Ogni sconfitta una fitta al cuore. Ogni volta abbiamo sperato che fosse la volta buona. Quando lo fu con l’Ulivo, ci pensò un compagno vestito con maglione di cachemire a buttarci giù a non avere rispetto del nostro popolo. Finì lì il sogno, dopo tante battaglie durò poco. Poi il nulla, vedevamo i nostri leader cadere a uno a uno per colpa della violenza e del populismo di una destra accanita a risolvere solo i suoi Problemi e i suoi interessi. Te le ricordi le leggi ad personam? Il mai votato conflitto di interessi…? E poi gli scandali, le olgettine, e la Merkel, e siamo vicini alla Grecia…il tempo passava e noi aspettavamo. Alcuni sono andati via e, però nessuno se n’è accorto. Poi sei arrivato tu, un tuono che voleva rottamare tutto e tutti. Ci siamo detti, noi le idee le abbiamo, il popolo c’è, gli ideali sono intramontabili…ecco finalmente abbiamo un leader, uno che non ha paura di niente, uno che ci farà valere. Eravamo pronti, ti abbiamo dato fiducia. Poi il partito, poi il governo…noi ci siamo stati. Te le ricordi le elezioni europee? Un sussulto di orgoglio. Abbiamo asfaltato tutti. Noi che siamo stati accuditi e liberati da Berlinguer. Si quell’uomo esile che andò in Russia e lì disse: i comunisti italiani non c’entrano nulla con il vostro comunismo, noi guardiamo alle democrazie occidentali. Che uomo Enrico, uno che in tempi non sospetti ci insegnò che un partito deve porselo il problema della questione morale. Da qualche tempo non avevamo un leader e per questo ti abbiamo creduto. Adesso siamo al giro di boa, ti stai lasciando andare, stai perdendo lo smalto. Lo capisco governare in questa situazione difficile è un tormento. Lo so, stai facendo le riforme che altri paesi hanno fatto decenni prima di noi, e noi lo apprezziamo il tuo dinamismo. Pero Matteo, una cosa è abbozzare in Parlamento con Verdini e co. Un conto è cercare di realizzare nel paese il Partito della Nazione. Hai visto i risultati elettorali non ci hanno premiati, era più che prevedibile. Noi popolo di sinistra, mai potremo andare d’accordo con Verdini e i suoi, con gli ex cuffariani, con gli ex berlusconiani, con gli ex di se stessi che ti cercano solo per salvaguardare il loro potere. Sempre pronti a salire sul carro dei vincitori. Mestieranti senza mestiere se non quello di servire il potente di turno. Noi non siamo cosi, noi abbiamo la nostra identità. Non barattare il referendum con la tua persona, non metterci davanti ad un aut aut. Tu lo sai, noi a sinistra ci scorniamo, litighiamo, ma non amiamo gli aut aut. Non è a noi che devi rivolgere la tua rabbia, no, noi, ti abbiamo permesso di essere li. Non andare a cercare altri, noi siamo qui. E abbiamo bisogno di un Segretario che si prenda cura della base, che ascolti i territori. Te l’hanno detto cosa sta succedendo in Sicilia?  Matteo rifletti, cosa c’entriamo noi con quelli che ci hanno sempre dato contro e che ora entrano in massa nel Pd perché qualcuno glielo permette? Siamo diversi, lo siamo nel cuore, nella mente. Intellettualmente distanti anni luce. Noi non li vogliamo, per noi saranno sempre avversari politici. Entrano in casa nostra e fanno pure gli sbruffoni. Fermati Matteo, guardaci, noi siamo qui e siamo tanti, non ci disgregare. Devi unire, devi prenderti cura di questo popolo.  Vogliamo andare avanti insieme? Lasciali andare, noi le idee le abbiamo, torniamo al sociale, torniamo a pensare che vincere a tutti i costi, non conta. Conta vincere per quello che siamo, per quello che insieme sappiamo fare.
 

mercoledì 1 giugno 2016

La Vita è bella


“Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere".
Piero Calamandrei .

Ieri sera al Cine teatro Astra la scuola Secondaria di I grado ,   “Francesco Minà Palumbo” ha presentato il saggio musicale  di fine anno. Centinaia di studenti si sono esibiti, moltissimi i flauti, tante le danze. Piccoli musicisti ci hanno regalato un lunghissimo spettacolo emozionante. Questa la cronaca ma,  andiamo alla sostanza. Cosa c’era ieri sera davvero all’Astra? Cosa ci ha impressionato, cosa ci spinge oggi  a scrivere  di quei “piccoli” talenti ? Se è vero,  come scrive Calamadrei , che  la scuola crea cittadini, ieri sera, la Scuola Media ci ha dato una grande lezione : Ci ha detto che solo con la dedizione, con la passione , lo studio , la disciplina ,si possono educare, portare fuori come si diceva, talenti nuovi. La scuola che educa e coltiva è ciò che rende migliori i cittadini di domani. C’erano i maestri dell’orchestra, giovani ed entusiasti,  che con i loro “semplici,” ma  decisi gesti accompagnavo i musicisti.  C’erano i sottili violini, gli allegri clarinetti, i suadenti sassofoni, i forti tamburi. C’erano le percussioni, le calde e allegre chitarre, c’era il profondo basso, i flauti davvero magici, poi le voci che raccontavano di quanto, in fondo, è bella la favola del brutto anatroccolo, che un po’ tutti siamo brutti anatroccoli, ma che la speranza che qualcuno si accorga di noi, è sempre dietro l’angolo e che forse ci salveremo. Questi studenti hanno avuto la fortuna di diventare begli anatroccoli, perché hanno incontrato docenti che si sono dedicati a loro totalmente. Un plauso va alla Dirigente della Scuola, Prof.ssa   Maria Cicero,  che ha voluto fortemente e in tempi non sospetti , che la Nostra scuola avesse un indirizzo  musicale. La musica è l’arte che unisce , crea quelle alchimie, per cui tutti gli strumenti se suonano insieme in simbiosi  fanno si che, suoni sparsi, divengano musica, armonia; divengano sublime  bellezza. In questa immensa atmosfera mancava la politica tutta. Mancavano tutti i rappresentanti delle Istituzioni culturali. Non c’erano passerelle, non un comunicato roboante, nessuna pubblicità. La scuola, ancora una volta, lasciata sola. La scuola che tanto da, che insegna, che accompagna, che fa crescere, che si esprime, che ci regala bellezza e talento. Non c’erano microfoni per i “signori” della politica, perché i protagonisti erano i ragazzi. Una politica lontana dalla scuola è una politica che non ha nulla da insegnare a nessuno ,  né oggi né domani. Non ha nulla da dire, si ciba solo si propaganda, di improvvisazione e di luci finte della ribalta, solo di se stessa . Ieri sera c’era solo la sostanza che contava. C’erano le lacrime della commozione ,il battito dell’emozione,  la felicità di essere riusciti a “buttare fuori” la paura e, alla fine , la gioia  di averci abbracciati tutti. Ieri c’erano i ragazzi seduti sulle sedie , non sulle poltrone .  Il concerto si è chiuso con la musica de “La vita è bella”, ed è stato davvero emozionante quando tutti insieme, seduti lì, ognuno con il proprio strumento stretto stretto, ci hanno gridato che sì, la vita è bella. L’hanno detto loro a noi, quando dovremmo essere noi a dirlo con forza ed entusiasmo a loro.  Dobbiamo ringraziare tutti quei ragazzi che, con la loro passione, ci hanno ricordato che stare insieme, avere un obiettivo comune, non vivere di singolo protagonismo, si possono realizzare cose belle.  Il più grande insegnamento di ieri sera?   credere che solo lo studio e la dedizione possano davvero far si che la Vita sia bella.   

lunedì 23 maggio 2016

Il potere della narrazione


“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie... lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.” 

Oriana Fallaci

Manca poco, manca davvero poco un anno. In politica il tempo passa velocemente e poi saremo chiamati a votare. Non ricordiamo che una campagna elettorale sia iniziata mai così presto, c’è voglia di cambiare, c’è voglia di mettere da parte il presente e andare avanti. Qualcuno ancora rievoca i fasti del Movimento democratico del ’92 che vide la partecipazione popolare viva e attenta mettersi contro, svegliarsi quasi, dal torpore di quegli anni. Qualcuno, dicevamo, evoca quel periodo, cercando anche di attestarsene la paternità. In effetti, furono tanti i giovani che allora si unirono accomunati da un ideale comune. I più piccoli, anche gli adolescenti, lasciarono le loro solite distrazioni, per correre ai comizi, attaccare i manifesti, assistere agli incontri. C’era il Movimento democratico che aspettava, lo sentivamo, era lì, con il suo palchetto, con le sue riunioni nella sede di Via Roma. Era sempre pronta la macchina con il megafono, i capannelli che accoglievano tutti. E tutti c’eravamo. Comunisti, ex comunisti, socialisti, verdi, cittadini che, come noi, scoprirono la politica e se ne innamorarono perdutamente. Non si perdeva nessun appuntamento. Nottate infinite, non a decidere le poltrone, ma a svegliare il paese con idee nuove. C’era la musica, c’erano i mandolini, le chitarre, c’erano serate in cui ci si riuniva in qualche casa di campagna. C’era un legame forte che legava quelle persone, l’amicizia, l’ideale dello stare insieme, anche fuori dai luoghi canonici. Nacque nel ’92 l’dea di fare campagna elettorale in giro per il paese, non solo nelle piazze. Si bussava alle porte, erano tanti quelli che giravano per parlare con la gente, anche il candidato sindaco che non si sottraeva mai. I cittadini si affacciavano ai balconi, aprivano le porte e uscivano fuori. Chianu ‘u Puzzi, ‘U Sarvaturi, A strata Ranni, Il Mangano, Santa Croce, quartieri dimenticati, divennero centri vitali. I cittadini capirono e seguirono. Come un vento forte che non lascia respirare, quel Movimento andò crescendo e lontano e ci andò perché si era tutti uguali. I “grandi” aiutavano noi “piccoli” a capire e comprendere le cose difficili. Scoprimmo la bellezza della democrazia.  C’era, quello che manca oggi, la voglia di stare insieme, di crescere tutti senza lasciare indietro nessuno. C’erano idee mai banali. I nostri non sono ricordi edulcorati e neanche nostalgici. Sono, invece, input che vorremmo rivedere oggi poiché Historia magistra vitae. Lo sappiamo i tempi sono cambiati, molte persone non ci sono più, la società è più liquida, sorda, presa da mille problemi, quello del lavoro in primis. Non abbandoniamo l’idea che si possa tornare ad avere fiducia nelle idee, in quelle che riguardano il Bene di tutti e non quello personale. Tornare a rispettare le regole e avere rispetto per le Istituzioni che è l’unico modo per rispettare i cittadini. Questo la politica deve fare, non come avviene in una continua propaganda assillante e priva di contenuti. La campagna elettorale è iniziata, sarà lunga, ne vedremo tante. Quello che auspichiamo è che si abbia il coraggio (ce ne vuole tanto) di non avere timore di cambiare veramente, di lottare perché questo avvenga. Auspichiamo, ancora, che non ci siano echi di restaurazione e che lo sfascio che oggi è sotto gli occhi di tutti, possa essere Humus per nuove intelligenze, (e ce ne sono). Uomini e donne freschi che possano esprimere la loro voglia di dedicarsi alla Cosa Pubblica. Lasciate indietro i “curtigli”, lasciate andare le beghe inutili. I temi importanti ci sono, le cose per cui sfiancarsi di lavoro esistono. Bisogna ora, alzare la musica, aprire le porte e andare all’obiettivo comune cercando quel vento che possa condurre Castelbuono alla sua dignità.

 


venerdì 13 maggio 2016

Lettera aperta a Michela Marzano


Gentile Michela,

Ho letto la sua lettera di dimissioni dal gruppo del PD, in un primo momento ho pensato, ecco un’altra che se ne va. Poi rileggendo ho maturato questa riflessione che voglio sottoporle. Lei se ne va perché il PD, non ha avuto il coraggio fino in fondo di approvare la legge sulle unioni civili al completo, ma solo in parte. Se ne va perché non c’è stata chiarezza nel dire: “ non possiamo portare avanti il DDL Cirinnà per intero”. Lei è stata chiamata in politica da Bersani e Letta per la sua storia personale, per le battaglie che ha fatto, per i temi importanti che ha trattato e per l’educazione che, con la filosofia, imprime ai suoi studenti. Lei era ed è il prototipo perfetto del politico aristotelico, quello che non baratta il suo ruolo per prebende ma, mette al servizio della Comunità il suo sapere. Sono dimissioni morali e non politiche quelle che ha presentato. Difende fino in fondo la sua appartenenza e le promesse che aveva fatto al suo elettorato.  Fin qui tanto di cappello. In Italia c’è qualcun che si dimette per un ideale a garanzia di un’idea comune. C’è da dire che, e non è una scusante, che la politica è l’arte del compromesso, intendiamoci quello valido per tutti e non solo per alcuni. Così almeno dovrebbe essere. Credo, che nelle condizioni attuali, il PD abbia fatto tutto il possibile. Lo vede Lei Alfano votare sulle adozioni omosessuali e non solo? Lo vede lei chiamare le unioni civili matrimonio?  Li vede i Cinque Stelle, qualunquisti e “sempre no” a prescindere e per definizione, assumersi una responsabilità così importante. E cosa direbbero all’elettorato cattolico? Unico pensiero ossessionante di certa politica. Io no, perché loro nel medioevo morale hanno sguazzato, vissuto. Hanno campato con la politica del “un colpo al cerchio e uno alla botte” per non dispiacere nessuno. Questi non sono politici coraggiosi che hanno ideali e li portano avanti. La loro agenda non è dettata dai bisogni dei cittadini, ma dalla convenienza del momento. Non le rimprovero che lei abbia lasciato il PD, le rimprovero, invece, di non avere usato la sua posizione di privilegio e la sua autorevolezza per lottare ancora per i diritti civili dentro il PD. Se ne va lei, certo resteranno ancora politici capaci, ma lei non ci sarà più. In virtù proprio della sua storia, fatta di mille battaglie e tante sofferenze, humus, per come la vedo io, di spirito civico. Questo è quello che mancherà alla politica da oggi, un pezzo importante dell’intellettuale onesto e pulito che vede oltre, che sa immaginare una società migliore. Lei si è fermata al primo ostacolo politico, avrebbe, invece dovuto andare oltre, come si dice, buttare il cuore oltre l’ostacolo e continuare la battaglia più importante. Lei che è capace di ragionamenti seri e profondi, lei che ha molta cultura da infondere a tutti noi, avrebbe dovuto insegnarci che bisogna osare, andare avanti, mettersi contro certe logiche. Questo avrebbe dovuto fare dentro il PD che a mio modesto parere, in questo momento storico, è ‘unico partito che se decide una cosa la fa, almeno a livello nazionale. Mi permetto di dirle ancora un’ultima cosa, tempo fa ci siamo sentite per organizzare nel mio paese la presentazione del suo ultimo libro, poi per vari motivi non fu più possibile. Fu un’occasione mancata per me, per i miei concittadini. E lo fu per una politica inutile, fatta solo di passerelle che non ha a cuore l’educazione sentimentale. A dire il vero non sa neanche cosa sia.  Ecco, quello che le propongo e di partire da lì, dall’educazione sentimentale che in politica manca. Quel senso del giusto che abbiamo perso, quel sentimento di egualitarismo per tutti che per decenni in Italia è mancato. Io mi auguro che lei continui su questa strada dove c’è ancora molto da fare. Un paese come il nostro che non legge che non studia quanto dovrebbe è destinato, altrimenti, a vedere sfilare le veline e non a interrogarsi con curiosità e non con morbosità sulle questioni veramente importanti. Non smetta noi, non lo meritiamo. Ricordiamoci sempre che la politica è come sei ogni giorno.

 

martedì 26 aprile 2016

Chi chiederà scusa?


“Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco”.
Paolo Grassi

In questa rubrica abbiamo spesso usato l’ironia per raccontare le inutili politiche di quest’amministrazione. Lo abbiamo fatto perché crediamo sia l’unico modo per raccontare gli strafalcioni che continuamente commette. Stavolta però non ci riusciamo e torniamo ai toni seri, come merita la questione. Nei giorni scorsi una  importante comunicazione  è stata nascosta dalla solita propaganda politica. La notizia non sembra avere avuto la rilevanza che merita, non solo per questa inefficiente amministrazione, ma anche per l’intera comunità. E’ giunta ufficialmente la revoca del finanziamento per la ricostruzione del teatro “Le Fontanelle” e invece di strapparsi le vesti e fare mea culpa, il Nostro e la sua Mini maggioranza fanno calare il silenzio. Indubbiamente il fallimento politico è questione annosa, il Nostro ha messo il carico con una serie di scelte ed errori enormi. Così come per l’area artigianale, anche il Teatro “Le Fontanelle” rimarrà una cattedrale (brutta) nel deserto. Tutti però si scompigliano a dire, quando serve, che la cultura porta lavoro, che “siamo vicini ai nostri artigiani” e via dicendo. Due opere importanti ferme al palo. Per incapacità politica? Per inadempienze amministrative? Progettuali? Si parla tanto di competenze, di esperti, ma per cosa li spendiamo i soldi, a chi affidiamo incarichi a iosa se non sono indirizzati a sbloccare opere così importanti? Saranno mai accertate e chiarite queste responsabilità? Lasciate stare i proclami, non dite più che Castelbuono è la “Capitale della cultura delle Madonie”, non è del tutto vero. Castelbuono non è riuscita a fare quel salto di qualità che merita, perché non c’è una classe dirigente capace di assumersi la responsabilità progettuale che la porti lontano e che metta finalmente radici forti. Assistiamo inermi all’improvvisazione pura. Se come dice Paolo Grassi -Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività- cosa aspettano gli “attori” teatrali  a gridare allo scandalo e ad intraprendere, come dovrebbero, una protesta civile, seria, che faccia da contraltare alla deriva culturale esistente? Il silenzio è da ambo le parti, tace la politica e tacciono, ahimè, anche gli operatori culturali. Tace la Comunità bombardata costantemente  da comunicati  del tipo: “quanto è bello tutto quello che facciamo”, oppure: “quanto siamo bravi a realizzare tutto quello che pensiamo”. Propaganda atta solo a fare pubblicità “ad personam” e indifferente alla crescita comune. Siamo già in campagna elettorale e si sa, tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Se ci fosse consapevolezza collettiva, quel sentimento civico che distingue una Comunità da un’altra, nel segno della maturità e del senso della cultura, oggi la protesta civica ci sarebbe indipendentemente dall’appartenenza politica. In questo si vede che Castelbuono non è cresciuta, perché nessuno l’ha fatta crescere, nessuno ha saputo incidere positivamente. Il fallimento ci accomuna tutti. Il teatro non ha colore, è il centro vitale di una Comunità. E’ il luogo dove si sperimenta, si cresce, s’impara a fare “gruppo” ad amare e considerare l’altro. A denunciare e a purificarsi. La catarsi greca quante cose ci ha insegnato! E’ palestra dell’anima e del cuore. Castelbuono vanta da secoli, fin dall’Accademia dei Curiosi dei Ventimiglia, un legame forte con il Teatro, la nostra storia è dentro quel Teatro. Il Gruppo T, il Gruppo Teatro Incontro e molti altri. Dove ci siamo persi? Quando è accaduto che anche noi abbiamo vanificato l’interesse collettivo, sostituendolo con quello personale? E ci sarà mai qualcuno un giorno che, consapevole delle proprie inadempienze o responsabilità, troverà il coraggio di chiedere pubblicamente scusa per il grave danno creato alla nostra Comunità?