venerdì 16 gennaio 2015

Forma e sostanza

“Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
 E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso”.  Pericle –Discorso agli atenisi.

Tutto ciò che esiste per Aristotele è fatto di forma e sostanza, di potenza e di un atto che ne giustifica la natura in se stessa compiuta. Tutte le cose hanno una forma e hanno una sostanza, gli uomini, gli animali, le cose, le regole stesse, anche loro sono dotate di una forma e di una sostanza. Una tazza di tè non è tale se non c’è il tè dentro che la qualifica; ciò significa che la forma, priva della sostanza è destinata a non avere un senso in se stesso compiuto. Anche la politica e in particolare chi Amministra, a vario titolo, è fatto di forma e sostanza ed è a esse che deve sempre tornare. Pericle però, ci conduce a un ragionamento più, se volete, ancora odierno. Oggi la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza. La politica che si conduce a Castelbuono è fatta solo di personalismi esasperati e di, come già avevamo avuto modo di scrivere, di comunicati privi di sostanza. Ecco la forma, dicevamo, è l’alleata prediletta di chi, non avendo sostanza si trincera dietro l’apparenza. Avviene così che chiunque, sia contrario alla sola forma, cercando, invece, la sostanza, sia sempre attaccato da chi della forma ne ha fatto il suo unico principio. Di recente, infatti, un consigliere comunale ha scritto un comunicato per ringraziare i commercianti che si sono adoperati, con spirito civico, di addobbare il nostro paese con le luminarie natalizie. Che cosa ha fatto la politica della forma? Invece di unirsi al coro dei ringraziamenti, ha attaccato, offendendolo, chi, ha sentito per primo il dovere di scrivere quei ringraziamenti, invece di ringraziare egli stesso quei cittadini, come asseriva Pericle. La politica della forma è quella che, non avendo sostanza, si scaglia contro tutti quelli che, non sono d’accordo con lei, contro tutti quelli che, credono sia necessario un cambio di rotta per il nostro paese. Come reagisce la politica della forma invece di dare il buon esempio? Con la risata di chi prende in giro, con spavalderia; appropriandosi, non avendone dei suoi, meriti degli altri. Chi è contro la politica della forma commette, in altre parole, delitto di lesa maestà. La politica della forma non si ferma però solo a questo, perché non considerando la sostanza, calpesta costantemente le regole che sono la sostanza, pur di galleggiare. Ed è così che  la non regola diventa diritto acquisito. Ecco allora, programma le manifestazioni natalizie  e non solo, (come emerso dall’ultimo Consiglio comunale del 23 dicembre)  senza prendere impegni di spesa e senza rispettare la prassi amministrativa che è regola e quindi garanzia per tutti i cittadini. Attacca solo ed esclusivamente a livello personale chi non si adatta alla sua forma. Mai riesce a fare una contestazione di merito sul lavoro svolto ma sempre e solo accuse personali. Castelbuono oggi ha una forma strana, è un contenitore che dentro comincia a mancare di valori, diremmo anche, di un’avversione verso le regole. Quello che preoccupa di più è l’educazione distorta delle regole che sta passando. Per costruire ci vuole molto per distruggere poco. Si pensi per esempio alla raccolta differenziata che, di fatto, non esiste più, si pensi alla mensa scolastica distrutta, al caos del traffico, si pensi a tutti quei ragazzi dei quali nessuna delle Istituzioni comunali e culturali si sta preoccupando costruendo percorsi educativi e civici. La politica della forma e non della sostanza, lancia il messaggio che tutto si può fare se si siede su una poltrona istituzionale, perché non sa che, invece, proprio chi siede su quelle poltrone, come diceva Pericle, deve prima di tutti, avere rispetto del prossimo, delle regole, anteponendole a vacui e frivoli privilegi. In tutto questo manca l’aspetto più importante che è quello della stima, che è il livello più profondo dell’amore, del rispetto delle leggi, che da Pericle in poi, tutti i più grandi uomini di politica e di cultura hanno impresso alla nostra civiltà. Ci chiediamo allora, chi è oggi che da il buon esempio?



martedì 23 dicembre 2014

L’innovazione politica

Per comprendere le recenti vicende politiche verificatesi a Castelbuono, abbiamo, come spesso ci capita, chiesto aiuto alla storia. Rileggendo alcuni documenti e intervistando alcuni degli allora protagonisti politici, siamo giunti alla conclusione che Castelbuono da sempre è stato un laboratorio politico che ha innescato notevoli innovazioni. È opportuno a questo punto ricordare alcuni esempi che hanno confortato la nostra considerazione. Già nel 1948, subito dopo la guerra l’allora Sindaco Filippo Bonomo, votatissimo dai castelbuonesi, scelse come suo vice, la "Sindachessa" Nicla La Grua. Donna di grande fascino e preparazione, dotata di altissime doti intellettive che, di fatto, amministrò bene in anni molto difficili. Fu il primo esempio di quota rosa: innovazione politica. Nel 1985, nasce a Castelbuono il primo governo di “larghe intese”, quello che oggi troviamo a livello nazionale. Fautori di quel “compromesso storico” furono il MOP (ne facevano parte la Sinistra della DC, la Rete ed esponenti della società civile), il PSI, il PCI e il Gruppo Ambiente. Insieme elessero Sindaco Francesco Romeo del PSI: innovazione politica. Nel 1993, quando ancora a livello nazionale la politica arrancava nel cercare nuovi posizionamenti, (furono gli anni delle stragi mafiose, di tangentopoli) a Castelbuono nasce il primo Governo di Centro Sinistra, quello che anni dopo in Italia chiameremo Ulivo. Era il Movimento Democratico per Castelbuono di cui facevano parte, rigorosamente in ordine sparso, il PDS, i Verdi, la Rete, il PPI, parte del PSI e laici: innovazione politica. E ancora, nel 2006, nasce, prima delle elezioni amministrative, il Partito Democratico. Solo più tardi vedrà la luce, il Partito Democratico di Walter Veltroni, nel famoso “discorso del Lingotto”. Dopo questa breve ma, indicativa carrellata, come non possiamo ancora una volta, non considerare l’innovazione politica di questi ultimi mesi?  I tanti allontanamenti in Consiglio Comunale, le dissociazioni volontarie e non, le dimissioni richieste e non, hanno determinato una nuova forma di governo, quello Extra Consiliare. Ebbene sì, oggi ancora una volta la politica a Castelbuono ci sorprende, s’innova; infatti, non avendo più la maggioranza dei  suoi rappresentanti nell’organo istituzionale principale, cerca, come può altrove. Di fatto è un altrove prossimo, non altissimo, ma di certo vicino. Verrebbe da dire, non è solo una politica d’innovazione è proprio in movimento costante. Dicevamo, cerca come può sostegni, si appoggia, prende spunti e consigli da ingegneri della politica, padri nobili, presentatori, liberatori. A ben vedere, in questa nuova veste, ci pare non ci sia nessun politico come mai? Sarà un caso? E mentre Castelbuono galleggia a causa della politica Extra Consiliare, vediamo a poco a poco scemare tutti gli insegnamenti che la storia, recente e passata, nel bene e nel male ci aveva portato a essere punto di riferimento politico dell’intero territorio. Ci si può dimettere da tutto ma non da cittadini. La conclusione la affidiamo a Oriana Fallaci che scriveva: “Vi sono momenti nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”. Chi si farà avanti?

venerdì 28 novembre 2014

Segnare la differenza.

Se si dovesse rispondere alla domanda cosa ha di particolare Castelbuono? Che cosa significa veramente il detto “ Paisi comu ‘u nuostru mancu ‘a Merica”?  La risposta sarebbe: la castelbuonesità.
Castelbuono nel tempo è riuscita a distinguersi dagli altri paesi vicini per la sua forte identità. Il campanilismo dei castelbuonesi ha fatto scuola, non è solo un atteggiamento tronfio ma, ne è il DNA.
Tante sono le storie che raccontano quest’amore fatto di viscerale attaccamento alle tradizioni, ai luoghi, ai vicoli, al bosco, al Castello dei Ventimiglia. Emigrati che attraverso lunghi viaggi avventurosi e non, si legavano tramite lettera al proprio paese. Così la malinconia per i propri familiari si conciliava con quella verso il proprio paese.  Basta incontrare un paesano “fuori dalle mura” per chiedergli subito: “O paisi chi si dici”. E’ da sempre il paese, la nostra famiglia.
Il  nostro campanilismo ha segnato la differenza con i paesi vicini, non a caso, nel tempo, Castelbuono è cresciuta tutta insieme civilmente e socialmente senza lasciare indietro nessuno. L’amore, dicevamo viscerale, è stato tramutato in rispetto per il paese e in crescita culturale. Avere come identità i monumenti, il Castello, a Chianna N’nintra, a Chizzetta, ma anche le scuole, le Confraternite, le Istituzioni religiose e culturali, ha prodotto quella tutela del Bene Comune che è stato da esempio per molti.
C’è però un vecchio detto che dice che le cose belle sono destinate a durare poco, è così anche la castelbuonesità da più di un anno subisce un leggero ma costante deterioramento.
Gli atti vandalici che segnano Castelbuono da qualche tempo ormai, sono certamente un fatto preoccupante. Si è cominciato dalle scritte che hanno sfregiato le pareti esterne del Castello dei Ventimiglia, poi si è passati alle automobili, alle insegne commerciali e per finire alla fontanella dell’Arco del Castello. Simbolo di ristoro oggi, suo malgrado, si converte a simbolo della mancanza di rispetto verso il Bene Comune. In tempi in cui la comunicazione corre veloce, in cui si scrivono comunicati ogni cinque minuti per comunicare anche il nulla, non si è letto nessun comunicato ufficiale da parte delle Istituzioni comunali e culturali di Castelbuono. Nessuno che abbia un ruolo istituzionale ha condannato pubblicamente lo scempio prodotto. Al contrario si continua a parlare di turismo, di accoglienza, senza capire che se si lascia sola la comunità nell’emergenza di educazione civica, finirà ogni possibilità di  turismo, nessuna  crescita per Castelbuono. A chi importa veramente quello che è accaduto? Dove sono  finite le Cassandre che nel passato si sono indignate per molto meno?
Questo silenzio assordante rende ancora più grave il gesto vandalico. La storia che sempre ha avuto molto da insegnare a tutti, oggi è messa da parte, le sono preferite feste e sagre, e nulla più. Viviamo nel tempo di Narciso che si compiaceva solo della sua estetica, del piacere fine a se stesso, privo di contenuto.
Quell’amore di cui si parlava prima ha fatto da scudo nel passato proprio al Bene Comune. E’ inutile gridare ai commercianti di non vendere quelle diavolerie. Il problema non sono loro che fanno il proprio lavoro, è di tutti, dell’intera Comunità che non riesce più coralmente a indignarsi, a proteggere quanto il passato le ha restituito.
Il fatto grave denota una profonda assenza di educazione alla bellezza, alla nostra storia. Serve dunque un patto educativo tra le Istituzioni comunali, culturali, religiose, le famiglie e certamente la scuola. Non qualcosa che resti come d’abitudine declamata in qualche assemblea pubblica ma qualcosa di costante che insegni ai bambini, agli adolescenti ad avere cura del patrimonio pubblico e a difenderlo dall’ignoranza e dalla mancanza di rispetto,  come si fa con un amico.
La politica che per antonomasia è la guida di una comunità, dovrebbe tornare a occuparsi di queste cose, assumendosi il ruolo di unire i cittadini  per la crescita del senso civico e per formare al rispetto il cittadino di domani. Si dirà che la fontanella si potrà restaurare. Ciò è indubbiamente vero ma perché non s’investe in restauri conservativi coinvolgendo la comunità? Perché si deve correre ai ripari? Politiche da mordi e fuggi, oggi, invece, serve un progetto che guardi lontano e che sia foriero di morale e desiderio di conoscenza.
Educare, non significa tornare su strade già tracciate, ma spingere proprio al desiderio della conoscenza, partendo dalle proprie radici, fare esperienza, calpestare con senso compiuto i luoghi, le storie. Significa avere consapevolezza di quello che abbiamo, fermarsi senza appropriarsi ma, imparare a donare e desiderare sempre. Il desiderio della conoscenza, del rispetto devono essere la base di questo patto educativo. Un patto tra generazioni, un passaggio convinto e consapevole del Bene Comune. Questo segnale avrebbero dovuto dare le Istituzioni, sentirlo come dovere morale.
Un mito che dovrebbe tornare di moda, contro quello di Narciso, è quello di Telemaco, che guardava alla forza del passato, da cui attingere insegnamento, bellezza, coraggio, per costruire un futuro forte e in continuità con quello che i padri avevano fatto. Telemaco prende dall’assenza del padre il senso del suo andare; si mette in viaggio nell’eredità conoscendola e desiderando di portarla lontano conservandola.
Partire dunque dalla curiosità positiva del desiderio della conoscenza, della bellezza significa in definitiva continuare a costruire, significa amare, rispettare, avere senso civico; significa, infine, testimoniare quel sentimento di appartenenza che, nel tempo, ha impresso ciò che ha reso differente la nostra Comunità.
Non è forse arrivato il momento di tornare a  “sognare”… la differenza?



venerdì 7 marzo 2014

Attraversare non è andare

E’ stato un anno lungo, infinito, pieno di cose accadute, molte delle quali volute, altre no ma sicuramente non successe.

Così in un pomeriggio di pioggia, a distanza di un anno, quasi esatto, mi viene da scrivere, e di riprendere il mio blog, abbandonato.
E voglio scrivere su una differenza, sulla quale i fatti accaduti mi hanno portato a riflettere.

E’ bella la differenza che c’è fra l’accadere e, il succedere, è sostanziale, non è indifferente e regola, quasi, tutto quello che riusciamo a vivere, a sognare, a fare, a pensare nella nostra vita.
Passa il tempo, il tempo passa e spesso non ci accorgiamo che la maggior parte di quello che viviamo accade e non succede.

Non ho mai creduto all’imponderabile, ho creduto, invece, alle e nelle coincidenze, non ho mai amato il caso, mi sa di cosa instabile, di qualcosa che sfugge, che nega l’ineluttabile razionalità e nello stesso tempo l’andare discontinuo del cuore.

Pensiamo che tutto ciò che viviamo succede, come se fosse un foglio già scritto. Il succedere viene dopo l’innesco di qualcosa che ognuno di noi ha fatto in modo di creare.
Succede che la macchina cammina…se la metti in moto. Succede che ti bagni se piove…Succede che ti scotti se tocchi il fuoco.

Il succedere da sempre una spiegazione, e ancora, il succedere, ha una spiegazione in sé.
Soffermiamoci adesso sull’accadere.
Accade qualcosa quando non lo aspettiamo. L’accadere e privo di spiegazioni. Accade qualcosa quando meno ci interessa, quando non abbiamo preventivato, come nel succedere, cosa e come gestirla. Accade quando non pensiamo.

Quando siamo in balia dell’accadere, non ci sono più limiti, non ci esistono più barriere, difese.

L’accadere è un incidente, qualcosa di assolutamente imprevisto, non calcolato e proprio per questo a differenza del succedere, non da tregua.
Esso s’insinua nella tua vita, nel bene così come nel male, e ti cambia, forse anche per sempre.

Esso, l’accadere ci costringe a evolvere, nel bene così come nel male; da questa evoluzione usciamo migliori o peggiori, fieri con le ossa rotte.

E’ con l’accadere e non con il succedere che la vita non è più la stessa.
Il succedere è un viaggio prenotato, l’accadere è un biglietto acquistato all’ultimo minuto.

L’accadere nega la possibilità di scegliere, con esso non si ha la libertà di potere stabilire il movimento. E’ un salto nel buio.
Si attraversano tante cose nella vita, ogni giorno a ognuno succede di dovere attraversare cose che succedono, di andare oltre, di varcare la frontiera, di saltare il fosso.

Quando le cose accadano, si sta fermi, non ci sono strade da attraversare, non ci sono ponti che ci collegano ad altro.
E’ nell’accadere che il cambiamento principale sia quello di rimanere fermi, di non andare ma di lasciarsi attraversare.
Siamo noi stessi, il ponte, la strada, l’imponderabile citato prima.

Aspetto allora il prossimo pomeriggio non uggioso per comprendere quanto sia stata lunga e difficoltosa e nuova la strada del cambiamento accaduto.




lunedì 26 novembre 2012



“Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressione di fanatismo e c'è troppo fanatismo nel mondo.”

E. Berlinguer.

Ieri ci sono state le primarie del centrosinistra, ieri in Italia un fiume di gente ha preso il suo tempo e invece di darsi all’antipolitica l’ha speso per dare un segno di democrazia. Con la giornata di ieri, sembrano lontanissimi i tempi dell’antipolitica, del berlusconismo rampante, delle polemiche contro a prescindere dall’oggetto della polemica. Ieri in Italia quasi cinque milioni d’italiani sono andati a votare per partecipare, per dire come vedono il futuro, per attestare che loro ci sono. Ci siamo.
Ieri è stata una bella pagina di politica, di storia del nostro paese, spesso e volentieri bistrattato, deriso, ma, vivo nella sua democrazia. Ieri in Italia il popolo si è mosso. Un popolo colorato, ansioso, speranzoso, idealista, concreto, un popolo variopinto. E’ bello il popolo di sinistra.
Gli italiani nei bar, nelle piazze, sui treni, in spiaggia dicono tutti che si dovrebbe fare la rivoluzione, che si dovrebbe scendere in piazza: “ ma sì, non se ne può più”….” E’ arrivato il momento”….”Siamo come la Grecia”. Poi quel tipo di rivoluzione non si compie mai.
Ma in Italia, terra nei secoli dominata, la vera rivoluzione si compie sempre democraticamente, la stanchezza, lo scoramento, il pensare di voler cambiare si fa con la partecipazione.
Ieri a dispetto delle beghe di paese un popolo si è mosso, ieri non c’è stato limite alla voglia di segnare la strada. Chi si è recato ai seggi, c’è andato per portare il suo segnale, per dire andiamo in questa direzione. Ieri la sinistra ha dimostrato di esserci, non tanto, come spesso dico, nei coordinamenti dei partiti, non nelle stanze del potere, non nei giochi fatti; ieri il popolo ha definito una cosa importante: siamo noi la sinistra, siamo noi che decidiamo. State attenti, non lo dimenticate.
E allora al diavolo chi c’era seduto per raccogliere la tua firma, al diavolo le provocazioni, al diavolo l’essere etichettati, al diavolo tutti, ieri l’unica cosa vera era la volontà di sinistra. Al diavolo le invettive di chi non sa cosa sia la sinistra perché non hai mai respirato la sua aria e non ne ha mai avuto neanche la curiosità. Ieri il popolo di sinistra ha preteso rispetto da parte di tutti. La sinistra ha spiegato il suo stile.
La democrazia è questo, è quando il popolo si muove nei momenti più complicati della storia, quando si pensa di stare per affondare. L’italiano è così, vede la barca che affonda e quando pensa che non ci sia più nulla da fare, riesce a salvarsi.
Io sono fiera di quello che è accaduto ieri e pace se oggi ci sono state delle polemiche. Ieri il popolo di sinistra ha vinto, quel popolo che non si è fatto rottamare.


sabato 24 novembre 2012

Le belle statuine


 

"La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana, pressappoco come gli atteggiamenti maestosi delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini, Come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini"

Marguerite Yourcenar, “Memorie di Adriano”


Capita a volte di imbattersi, nella vita, in situazioni strane che nulla hanno a  che vedere con te. Capita a volte di trovarsi seduti, su di una panchina, con una persona che non ti somiglia, che non ha nulla  a che vedere lontanamente da quello che sei tu. Capita a volte di trovarsi di fronte a delle belle statuine.
Ci sono persone che, si muovono, si atteggiano, che parlano come se detenessero solo loro la verità .Ci sono persone che vivono come se tutto dipendesse da loro e per questo non sanno confrontarsi.
Poi ti capita di sederti con loro, su di una panchina,  di ascoltare cosa dicono, di guadare i loro gesti, di sentire il tono della voce, (quasi sempre gridano); guardi il loro modo di vestire, i loro capelli sempre perfetti , sempre ordinati, con la tinta fresca fresca. Sono anche truccate, sempre, non si dica mai uscire di casa senza un filo di ombretto e l’immancabile rossetto dal colore vivace per farsi notare.
Hanno, quasi sempre, le Hogan, la borsa firmata, Luis Vuitton (magari!!!), ma nella fattispecie, essendo provinciali, una marca con la cartina va bene uguale, questo passa il negozio di riferimento.
Pensano di avere sempre ragione, peccato ci credano solo loro. Quando parlano per asserire qualcosa si pongono fisicamente come se stessero dicendo delle verità importanti, come se avessero la chiave di volta; il progetto più importante, l’obiettivo, il fine…sono sempre loro. Salvo poi scoprire il nulla.
Al principio di spiazzano, ti sorridono, ti cercano, ti telefonano sempre, chiamano il tuo nome con il diminutivo, anche se con te non hanno confidenza, ti fanno tante moine, e per farlo parlano male di quello che c’era prima di te, seduto sulla stessa panchina. Allora tu pensi: però simpatica questa , a me fa tanti complimenti!
Poi ad un certo punto tu, anche se resti seduto su quella panchina subisci lo stesso trattamento di quello che c’era seduto prima di te e cadi, solo in apparenza, nelle bassezze, nel curtiglio, nel non capire a che gioco stiamo giocando.
Poi rileggi le “Memorie di Adriano” e tutto diventa più chiaro.
“La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana”…e quella di queste persone è stridula, nervosa, stentata, impacciata…insicura.
Continui a leggere “come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini” …queste persone di maestoso non hanno nulla, la tinta è tinta, il rossetto va via, le Hogan si consumano, la voce si abbassa.
“come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini” e allora, solo a questo punto, ricordi la tua storia, ricordi che, mentre tuo nonno vestiva nei negozi migliori della città, queste persone non esistevano, ricordi che quando tua madre si è laureata queste persone non c’erano. Pensi che quando a casa tua qualcuno, per passare il tempo, traduce ancora dal latino, queste persone non hanno mai comprato neanche il vocabolario d’italiano.
Allora in quel momento senti che, quando ti hanno insegnato che la cosa importante nella vita, la più importante è dire sempre la verità, quella che ti impone di non parlare mai male degli altri ma, caso mai, di sfidarli sui contenuti. Allora in quel momento ti senti salva, ti senti, finalmente, distante, ritorni in te. E quelle persone diventano piccole, piccole, ritornano al loro posto,  lontane da quella panchina e tu puoi tornare ad ascoltare Jazz suite di Shostakovic e rileggere “Le memorie di Adriano”.


sabato 3 novembre 2012

“ Credo per capire, ma capisco per credere”.



 Negli ultimi mesi si sono avvicendate varie elezioni, l’Italia, si sa, è il Paese in cui si vota con più frequenza. Mi è capitato spesso di leggere sui vari social networks, sui blog, vari articoli relativi allo stato dell’arte della politica. Si sa, io ho sempre appoggiato una certa politica di sinistra e si sa anche che, quando quella politica, fatta solo di apparenza, tale solo perchè legata a un simbolo, ha cambiato i suoi valori, quelli per cui era nata, allora ho fatto altre scelte, guidate dalla mia storia. Per tale ragione mi si è accusato di essere trasformista, di salire sul carro dei vincitori, una “certa” pasionaria di sinistra dell’ultima ora mi ha apostrofato così: quella capace solo di “leccare il sedere”.
Ora da questo breve incipit, si capisce che livello ha toccato la “politica” non solo qui, ma in generale in tutta Italia. Dopo le elezioni non ho mai letto un’autocritica, da parte di chi, ha perso pur avendo fatto moltissimo. Non ho mai letto un’analisi dei fatti, ma solo invettive contro chi ha vinto. La politica si è ridotta a questo perché, non ci sono più valori, perché pur di creare un partito, ci si lascia avvicinare, da tutti coloro i quali, fino a qualche tempo prima erano distratti da altro e al contrario, mortificare quelli che ci sono sempre stati. L’importante in politica è avere la memoria lunga, è avere cognizione di quali sono i fatti, di cosa ci sta dietro certi progetti, conoscere le persone, la loro storia. Oggi tutti sono rottamatori, tutti pronti a fare del partito di riferimento campo di battaglia per la rivoluzione. Salvo poi, conferire, nel loro quotidiano, con le stesse pratiche di una politica vecchia e obsoleta.
Il berlusconismo ci ha piegati? Berlusconi è il male degli ultimi venti anni?  Queste non sono affermazioni solo, per certi versi assiomi, però a questi bisogna accostare altri punti interrogativi: Chi ha fatto in modo che Berlusconi diventasse quello che è? Chi ha permesso che le classi operarie, che la classe media se impoverisse?  Chi ha iniziato a demolire la scuola italiana? Chi ha iniziato la riforma del lavoro che oggi ci dobbiamo sorbire? Chi ha messo in mezzo ad una strada la mia generazione?
Ecco io sono sempre stata di sinistra, la mia famiglia è cresciuta con quei valori, mio nonno è stato Sindaco socialista di questo paese ed io so quali sono i punti di riferimento della sinistra. Lo sono nel quotidiano, lo sono quando studi, quando ti fermi per strada a parlare con le persone. Sono quelli che ti accostano a certi aspetti del sociale che altri dimenticano troppo facilmente. Lo sono nella capacità di creare di avere una visione del futuro nella consapevolezza che, solo l’aggregazione e l’uguaglianza possono portarci a vivere meglio.
Che cosa ha fatto una certa sinistra nel nostro Paese? Quale opposizione c’è stata? Quali sono le regole del gioco cui si è sottratta andando contro la sua stessa storia?
Ora a mio avviso non ci può essere rottamazione senza porsi queste domande…e queste domande se le devono fare tutte quelle persone che hanno vissuto con i valori di sinistra, non le pasionarie dell’ultima ora. Quelle mortificano quanti hanno creduto, lavorato, studiato, vissuto in un certo modo.
Scrivere è importante, le parole sono importanti. Scrivere che il PD in Sicilia ha vinto è vero ma, bisognerebbe anche chiedersi e scrivere perché ha perso la metà dei voti. Scrivere che Grillo ha fatto il boom è vero ma, chiedersi il perchè deve essere un imperativo morale.
Ora con molta serenità dico che tutte queste nuove leve non sanno nulla di quello che c'è voluto per arrivare dove siamo, è gente che con molta approssimazione si fa guidare da un capo, da un riferimento di turno, cambiando il quale cambia pure il turno. Oggi questo avviene perché non si legge, perché non ci s’informa, perché non ci si è appassionati a nulla, così nascono le pasionarie, così la politica si è piegata a invettive solo di tipo personale. La storia è importante quella di ogni singolo individuo, quello che ha fatto dov’era quando si compiva la storia. La vera politica è quella che si allontana l’invettiva privata per far emergere quella pubblica, lo “scontro” aspro sul campo, non nelle segrete stanze. Napoleone fu sconfitto sul campo non in Parlamento.
Facebook, oggi è la nuova terra di nessuno, dove ognuno può ergersi a giudice della vita degli altri, delle scelte e criticare l’aspetto privato, senza conoscerlo, senza porsi una minima domanda, quella più lamentare. Io una domanda da fare a queste pasionarie ce l’ho: Tu dov’eri? I tuoi dov’erano?
Non ci si può alzare una mattina e svegliarsi con dei valori, non ci si può improvvisare attori di un film se non si conoscere la storia. Oggi si recita a soggetto, oggi molti hanno un copione, per cui scrivono i commenti, i famosi status, salvo poi cancellarli, magari su suggerimento, magari quando non hanno come controbattere, proprio perché non conoscono la storia. Essere di sinistra significa avere il coraggio delle proprie azioni, portarle fino in fondo, non nascondersi dietro un dito. Essere di sinistra significa credere di potere lottare per un bene comune. Essere di sinistra oggi è esserlo indipendentemente dai partiti di riferimento.
Grillo prende un sacco di voti per questo, perché la sinistra ha perso quei valori, perché si è adagiata su certe nuove  leve che, storicamente, nulla hanno a che vedere con essa. E allora la politica si riduce a tagliare gli stipendi ai deputati, a guardare quante case hanno a quante volte vanno in vacanza, senza poi avere dopo di questo, una vera progettualità. Se la sinistra non avesse abbandonato i suoi valori e la sua storia oggi non saremmo a questo punto.
Allora aveva ragione De Pretis : "Credo per capire, ma capisco per credere”.