sabato 19 maggio 2018

La realtà



“Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà.” 
Aldo Moro

Scrivere non è mai un atto semplice, bisogna sapere usare bene le parole, individuare bene i concetti, sapere vedere oltre a quello che si vede con gli occhi. Aprire la mente, osare il pensiero e farlo emergere sviluppando un senso critico atro rispetto a quanto si dice in giro.
Scrivere è coraggio ancora di più in tempi così paurosi, in cui una certa velata serenità è squarciata da notizie di violenza oscura e complessa. Castelbuono, da sempre è raccontata come il paese degli eventi e delle estati che non finiscono mai, ma oggi si trova a sbattere la faccia contro un muro alto, alto fatto di bugie, omertà, silenzio assordanti, in cui chi è più debole ne soffre tutte le conseguenze. Non è forse che andando dietro, in questi ultimi anni, ai primati vani come, del paese più bello, la migliore raccolta differenziata, dando premi per il migliore piatto tipico, la più spiccata personalità e via discorrendo ci si è persi? Manca, è evidente, una regia sociale e politica che abbia un progetto di crescita sociale e culturale che serva a tutti i cittadini. Non parliamo, ovviamente, delle tante iniziative che si susseguono nel fine settinana, ma di un progetto più ampio che lasci perdere i proclami soliti cui siamo abituati e che neanche sentiamo più, e verta verso un’attenzione vera e concreta verso quei bisogni celati dall’omertà e da un inesistente controllo sociale che gridano vendetta.
Bisogna, allora guardare la realtà per quello che è, conoscerla, Castelbuono, è un paese come tutti gli altri, con i suoi pro e i suoi contro, e oggi, dovrebbe iniziare a distinguersi per la capacità di mettere insieme vincitori e vinti verso un unico obiettivo, salvaguardare le famiglie e i minori nei confronti di chi è violento.
Sarebbe opportuno, a questo punto, parlare meno di turismo e cibo di strada e percorrerle insieme quelle strade buie che restano distanti dalla piazza gremita di forestieri.
Serve un patto sociale e politico tra l’amministrazione, le scuole, le associazioni di volontariato, la chiesa, le associazioni culturali che segni una volta per tutte una svolta nel mare magnum della follia quotidiana. A noi il tema sta molto a cuore, lo sentiamo, lo viviamo quasi giornalmente e per questo sentiamo l’esigenza di uscire dalla dialettica degli ultimi tempi volta soltanto alle solite invettive personali, per andare oltre, per fare in modo, che le famiglie, i minori e i giovani che sono rimasti sentano di vivere in un paese bello, sì, ma sicuramente attento e solerte. E per questo faremo la nostra parte. Serve sentire, oggi più che mai, parole vere e concrete, fatti, azioni che possano essere di sollievo a quanti in questo momento non ne hanno. Si tratta, come diceva Moro, di vivere il nostro tempo con le sue difficoltà, con meno lustrini e più consapevole sostanza educativa e culturale.





mercoledì 21 marzo 2018

Lettera aperta alla sinistra


“Sinistra è una bellissima parola, sta dentro di noi, è un insieme di valori, di passioni. [...] Sono di sinistra se, di fronte alla solitudine di un'anziana malata, mi accorgo che anche la mia vita perde qualcosa; sono di sinistra se le rinunce di una famiglia di quattro persone rendono la mia più povera; sono di sinistra se vedo un bambino che muore di fame, e in quel momento è mio figlio, mio fratello piccolo. [...] [essere di sinistra] non è appartenere ad un partito di quell'area, ma quello per cui mi batto. Ciò per cui mi batto mi descrive più di ogni altra cosa”. 
W. Veltroni
C’era un tempo in cui ti distinguevi per le tue idee, per la storia che raccontavi e per la visione che avevi del futuro. C’era un tempo in cui i tuoi ideali tenevano insieme  milioni di persone, il tuo era un popolo che sognava insieme con te. Hai avuto i tuoi leader, fatto le tue battaglie, hai attraversato la storia con coraggio e sapendoti rinnovare. Ci sono stati leader che ti hanno aiutato a crescere, con le loro parole e le loro riflessioni, sapendo cogliere quell’istante storico in cui fosse possibile impegnarsi insieme per costruire un mondo migliore. Poi qualcosa è cambiato e nell’ultima campagna elettorale si è consumato il drammatico epilogo di una catastrofe annunciata. Ti sei persa in un imborghesimento che non ti appartiene, quello stesso che ha disorientato il tuo popolo e fatto avvicinare a te solo sciacalli. Oggi, chi ti vota, non ha nulla a che vedere con te, lo fa solo perché è a traino di Idoli e non d’idee né tanto meno d’ideali. Alcuni dicono che gli ideali non esistono più e sbagliano. Di sani principi negli idoli autoreferenziali non ne troverai; quelli che si candidano cambiando partito a ogni elezione, barattano la tua storia, gli amici e i compagni per il gusto di essere da soli seduti su quelle poltrone. Gente senza storia ti ha divorata, scalfita, annichilita. Ti sei montata la testa con quel quaranta per cento e hai osato là, dove non dovevi andare, nella terra che non ti appartiene.
Noi oggi, ci sentiamo soli, disorientati, vediamo gli ultras abbozzare campagne elettorali, rispondere con urla e invettive contro chi ti è sempre stato accanto, per difendere l’Idolo di turno. Tutto viene fatto in funzione di un protagonismo autoreferenziale, vano, senza idee, senza progetto, mediocre nella forma e nel contenuto, humus per gli idoli e non per le idee sociali e culturali.
Forse per questo dobbiamo ricominciare a tessere insieme, questa volta forse avrai capito che non è andando con gli sconosciuti che si vince, ma restando con gli amici. Nessun traditore più dovrà tessere accanto a noi, dobbiamo avere il coraggio di tornare a pensare che solo con persone libere, con giovani talentuosi e non improvvisati, che si possa tornare a credere insieme in un futuro migliore.
Sai, qui in paese le cose vanno come nel resto d’Italia, fai parte della sinistra, ti addormenti in un modo e ti ritrovi con un “sinistro risveglio” e ti senti attaccato da chi di te, di me e dei tanti compagni non ne conosce né la storia né l’intelligenza politica.
Per questo dobbiamo evitare gli idoli, non ci interessano quelli che corrono da soli, che boicottano, che strappano, separano gli altri. Torniamo a essere compagni nel senso più pieno del termine, ma proiettati consapevolmente verso una nuova utopia.
La storia che è sempre maestra di vita, tornerà ad essere con noi più benevola, se saremo capaci di fare una profonda autocritica, se ci dimostreremo coraggiosi nel compiere scelte radicali, senza avere paura di chi urla e schiamazza politiche personali, e senza timori reverenziali.  Possiamo tornare a camminare in armonia senza continuare a preoccuparci di chi ha inteso, dopo averci attaccato con violenza, la nostra parte come un tram da prendere per fini propri.
Ti abbiamo cercata tanto, oggi c’è un popolo che aspetta, un futuro che attende, principi da rispolverare, idee da condividere, storie che vogliono emergere, intelligenze vivaci, uomini e donne di cultura pronti per cominciare a lottare. Perché possa giungere davvero il momento di Andare oltre.






mercoledì 24 gennaio 2018

La cenere che resta

È triste giocare a nascondino in questo mondo, quando ci si dovrebbe stringere gli uni con gli altri”.
Jean Cocteau
Anno nuovo, vita nuova e politica vecchia. Ancora una volta ci imbatteremo in nuove elezioni politiche e dire il vero, se i candidati nazionali continueranno a spararle cosi grosse, renderanno la vita ancora più difficile ai nostri politici locali. Senza infamia e senza lode, il circolo del Pd locale si è ripresentato in assemblea, dopo lunghi mesi di silenzio e senza fare un minimo di autocritica, è pronto a ripartire più vecchio di prima.  Senza prendere mai alcuna posizione si prepara a fare il pieno di voti pure di quelli che l’hanno tradito. Viaggiano sicuri i compagni! Le malelingue dicono fossero pochi, nessuno dice se anche buoni! Sul fronte del vincitore s’intravede qualche crepa. Una volta si diceva, “U Signiuri chiudi na porta e rapi un purtuni”, e, infatti, l’avanguardia è durata pochissimo; il portone del municipio è stato riaperto e forse la riapertura ci costerà anche cara. C’’è chi dici ca’ putiva arristari chiusi! Rumors vogliono tensioni tra i consiglieri, poca cosa rispetto a quello che passò Tummi. A proposito, Tummi si è riscoperto esporto e strenuo difensore dell’acqua….Lui…si proprio lui…incredibile non si finisce mai di imparare. Pochi altri i veri temi, quelli sono celati, nascosti, messi come la cenere sotto il tappeto. Una classe politica che non si pone in un atteggiamento critico principalmente nei propri confronti, sarà una compagine elettorale che non avrà alcuna attendibilità e che non saprà parlare ai cittadini, ma solo a personam. Le ultime elezioni rischiano di diventare il boomerang perenne di chi si rivela incapace di affrontare la questione. Il linguaggio è più brutale, i social la fanno da padrone, così attrae più parlare del terribile albero posto sulla fontana dei Cinquecento, anziché discutere del tremendo traffico nel centro storico. Ma perché non lo chiudono definitivamente? Ma interessa davvero a qualcuno la educazione civica e culturale? Di tante parole, di moltissime invettive, resta la cenere, resta l’incapacità di fare autocritica da parte di tutti, maggioranza, minoranza e anche di chi è rimasto fuori. Verranno altri tempi, verranno altre parole, verrà altro coraggio, c’è bisogno di cose nuove, nuove intelligenze che non siano autoreferenziali. Un infinito gioco a nascondino che fa crescere solo il livore per le cose non dette, per i chiarimenti non fatti. Per la strenua difesa di chi ha vinto, come se questo bastasse ad avere sempre ragione. Non va così, in questo modo non ci sarà crescita nel confronto, ma solo partigiane posizioni prive di critica e dense di ego. Non è lontana la politica locale da quella nazionale, alla ricerca della migliore posizione, e, infatti, è sempre un problema di posizionamento. Bisognerebbe che si facesse quella sana e salutare pulizia, che ci aveva detto di andare via, lo faccia veramente, che dia spazio ad altri.  Non importa quanto tempo ci vorrà, in politica bisogna avere pazienza, la cosa importante è tenere vivo l’obiettivo, aprire le finestre, accedere la luce e smetterla di giocare a nascondino.





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domenica 26 novembre 2017

LA CADUTA DEGLI DEI

“La paura ha creato gli dei”
Ovidio
Strani tempi, piazze vuote, microfoni spenti, poche “visite”, nessuna assemblea pubblica. Post vincenti, foto di candidati ritoccate nelle quali appaiono giovani e freschi, quasi “nuovi”. Frasi populiste grondanti di bene pubblico, cuore al territorio, e testa che vede solo la poltrona.  Benvenuti nel nuovo mondo degli Dei, si quelli di casa nostra che malamente scalpitano verso lidi più ambiziosi. Questi nostri Dei che, non parlano più con i cittadini, che rifuggono le piazze avendo paura di trovarle vuote, che non si confrontano se non fra loro, che ruolo avranno d’ora in avanti? Amministratori, segretari, dirigenti di partito, che partita giocheranno? Campagne elettorali dense di strategie individuali e personali, lontane anni luce dagli slogan banali che diramano.

Non ci sono più le campagne elettorali di una volta, direbbe il saggio! E forse è vero, tutto ormai è solo per gli addetti ai lavori, per chi ha inteso la propria carriera politica come un lavoro, tessendo ora con questo, ora con quello. Facendo propaganda elettorale ora per questo ma anche per quello. Alcuni poi, danno per scontato il voto dei militanti, come se fosse obbligato e non un diritto. Follie senza coraggio. Nessun tema, solo cercare la lista giusta, la compagine non ha più alcuna importanza, l’importante è quotarsi, meglio se ci si posiziona. Il nostro territorio diviene la punta di diamante per chi, dimenticando le strade che non esistono più, gli acquedotti colabrodo, la cultura distrutta ad uso e consumo delle terribili sagre di paese, pensa di fare il salto in ruoli più ambiziosi. Quello che ci chiediamo è, in assenza dei temi veri, (ne ricordate forse qualcuno di questa recente campagna elettorale?) che senso ha tutto questo se non il disvelamento di quello che è ormai la politica? Non ci sono più i cittadini, non ci sono più i problemi comuni al centro, solo la corsa di uno cui molti partecipano anche solo per un piccolo tornaconto. Se l’uomo non avesse avuto paura, non avrebbe creato gli Dei e di questi essi si compiacciono, delle paure altrui, verso le quali sgorgano promesse vane. Azzardando, gli uomini hanno creato certi politici per disperazione. Tuttavia il risultato elettorale, se dovesse essere recepito bene e cioè attraverso una profonda autocritica e un passo indietro definitivo dei “vecchi” almeno dei perdenti, dovrebbe portare qualcuno a riflettere che fare la farfalla di ogni fiore, che ammutolire un partito forse l’unico che ancora esisteva dalle nostre parti, non è la soluzione. Che invitare un candidato presidente e incontralo nelle ditte private e non nelle piazze non è una buona idea né tanto meno rispettoso verso gli elettori. Che oltre alle legittime ambizioni personali, la politica è altro, è partecipazione, non improvvisazione, è avere una nuova utopia, sganciarsi dal “ si è sempre fatto così”…dovrebbe portare a riflettere molti di quelli che hanno votato turandosi il naso, pur di raggiungere l’obiettivo di uno solo. Facili e banali intrallazzi, così evidenti da fare tristezza.  Vico parlava di corsi e ricorsi, e noi siamo fiduciosi che il risultato elettorale, possa rappresentare il giro di boa verso uomini e donne diverse, verso intelligenze coraggiose e non gregarie. Verso il ritorno del rispetto delle intelligenze e delle capacità altrui, troppo spesso sacrificati sull’altare di quegli Dei cui stavolta il gioco non è riuscito e cui resta solo, un’inesorabile caduta.

martedì 19 settembre 2017

La passerella

“Il dubbio è una passerella che trema tra l'errore e la verità.“
G. Bufalino

L’estate appena trascorsa è iniziata velocemente, con un ritmo vertiginoso sono piovute come dal cielo, nomine su nomine, alcune di carattere gratuito altre onerose. Esperti si avvicenderanno per rendere Castelbuono un centro permanente di progettazione; tutti i settori saranno privilegiati, nessuno escluso. Qualcuno si è chiesto come mai ci sono esperti a titolo gratuito e altri, al contrario, a titolo oneroso… Non conosciamo la ragione, però, con un azzardo filosofico, ci torna utile la teoria calviniana sul lavoro: in buona sostanza, meno valido è, meno bisogna retribuirlo…Ma non vogliamo pensare male! Attendiamo con curiosità sviluppi. Mentre nelle piazze estive esplode il talento degli organizzatori nostrani degli eventi più importanti, nella piazza principale, a seguito di uno stanco e sempre uguale festival jazz, si avvicendano personalità che a vario titolo discutono su temi, a volte anche incerti. Treni, strade, lavoro, cultura, leggi fiscali, criminalità, turismo, reddito delle famiglie, famiglie, mafia, crescita, bisogni, bellezze naturali e paesaggistiche. E ancora: cibo di strada (ultima trovata!), enogastronomia, agricoltura, giovani che restano e giovani che vanno via. Con tutti questi argomenti si sarebbe potuto costruire un programma elettorale per le future elezioni regionali o nazionali. E se, qualcuno dei partecipanti ha saputo argomentare anche in modo interessante, restano al palo risposte a tante domande e la confusione aumenta. Qualcuno la chiama schizofrenia, cioè quell’incapacità di rispondere alla domanda…argomentando con altre domande o sorvolando. Non ci sono state risposte sul rifacimento delle strade, e però parlano di sviluppo del turismo. Ci daremo all’agricoltura biologica e però non sappiamo con quale acqua…con quale rete idrica. Diventeremo un polo turistico che non conosce stagioni…e però non abbiamo servizi al turismo a iniziare dai servizi igienici. Valorizzeremo il bosco…e però non si sa chi farà i sentieri e chi si prenderà cura della manutenzione degli stessi. Andiamo avanti, non ci preoccupano neanche le migliaia di giovani che hanno lasciato il nostro territorio perché privo ormai di molte prospettive…No, la politica risponde che hanno fatto bene ad andare via così faranno esperienza e poi torneranno. Torneranno a fare cosa? Rimandare, rimandare, continuamente le risposte vere è il vero tema delle passerelle, ed è inutile che si dica che ci sono tante opportunità se la politica non scenderà dal qual palco e comincerà a fare sul serio. Non basta il talento che abbiamo visto ancora una volta per le vie del nostro paese nelle notti estive. Non bastano le intelligenze, le competenze se ad accompagnarle, senza colori, ma con tanta trasparenza e dignità non sarà la politica, in modo serio per tutti senza piageria di parte. E così siamo rimasti con tanti e tanti dubbi, come ci ricorda Gesualdo Bufalino, ancora una volta tra l’errore (magari di averli votati) e le verità che da soli abbiamo scoperto…

domenica 27 agosto 2017

L'eterna devozione

“L’amore è come la devozione; viene tardi”
A.      France

Vite che si inseguono per le strade, anime affaticate salgono le scale. Bambini chiassosi che camminano con coppi coloratissimi e illuminati da piccole luci. Segni che si ripetono anno dopo anno, secoli dopo secoli che prendono il cuore di tutti i castelbuonesi. Scende dal Castello e viene a trovarci, le a noi devota, lo fa ogni anno; noi devoti a lei lo facciamo di tanto in tanto. Cambiano i tempi e l’uomo, per sua natura, tende a modificare quegli aspetti che hanno bisogno del cambiamento. Anno dopo anno, siamo qui a constatare che ancora, inspiegabilmente, si da seguito ad una convezione che sa solo di apparenza. Lo diciamo noi, che ne siamo stati protagonisti nel passato e che proprio da protagonisti, sollevammo allora la questione. Il punto è: ha ancora senso che i devoti a piedi scalzi facciano la solenne processione stando distanti dal Sacro Teschio di Sant’Anna, venendo molto dopo le autorità…finanche dopo la banda? Come detto, sollevammo questo quesito in tempi in cui avevamo il ruolo per poterlo fare e la risposta fu: Ma si è fatto sempre così…!!! Ecco, questa frase, il “si è fatto sempre così”, dice in verità, che nulla si deve cambiare. Che la devozione, quella vera, quella spirituale, viene dopo, come ci avverte France. Oggi, è vero, il nostro paese assiste ad altro tipo di devozione, lontana dalla spiritualità e pregna di protagonismo. Altri devoti stanno vicino all’idolo del momento, quelli veri, quelli che il viaggio a piedi scalzi lo fanno per ragioni profonde, lontani dalla ragione per cui sono li. Cambiamo, cari paesani, portiamo avanti questa battaglia di civiltà e spiritualità. Siamo sicuri che anche le nostre autorità, prenderanno nella giusta considerazione questa proposta che non è nostra, ma del popolo. Quel popolo che non si è sottratto, durante il Centenario della donazione del Teschio, a seguire Sant’Anna in un freddo febbraio di qualche anno fa. Un popolo che attende un anno, che aspetta con pazienza di poterla vivere, toccarla, starle semplicemente accanto. Lo diciamo noi, con tanto rispetto, noi che non pratichiamo la fede, ma che abbiamo grande considerazione per chi, come molti, ogni giorno dedica parte del suo tempo alla spiritualità religiosa. Sant’Anna non è solo la patrona, è la nostra identità, è la nostra storia. Patria senza confini, terra accogliente e casa che ospita tutti. Il popolo merita attenzione, sempre, in particolare quando è affaticato, quando, si spoglia per donarsi. Il popolo di Castelbuono merita questa crescita culturale, merita di stare davanti. Qualcuno, a ragion veduta, deve lasciare che sia così. Solo così l’amore verrà prima.

martedì 18 luglio 2017

Il mondo di sotto


“La mente dei viventi non umani è del tutto funzionale alla vita del corpo e in quanto tale è priva di possibilità di evasione o di menzogna. La mente degli esseri umani al contrario evade abbastanza spesso dalla realtà e altrettanto spesso non esita a mentire: omette, inventa, simula, dissimula, non vede quello che c’è, ma sempre quello che non c’è. La mente mente. Per questo essa ha bisogno di una specifica virtù che la guidi. Phrēn, la mente, ha bisogno di phrónesis, la saggezza. Phrónesis-saggezza è la luce che indirizza la mente, è la facoltà di discernere, di soppesare e valutare una cosa, una persona, una situazione per quello che sono in sé e per quello che sono nel loro contesto, e poi di decidere e rimanere coerenti con la decisione presa. La saggezza è il ragionamento che dirige l’agire verso il bene.

 Vito Mancuso.

Tempo d’inganni e di speranze, tempo di attese e rese; tempo di apparentamenti e di spaesamenti. C’è un tempo per tutto e per tutto c’è un tempo. Nel nostro paese sembra calata una coltre di presunzione, fatta di assenza di stile e di parole non dette. Prima si parlava tanto, tutti avevano tanto da dire…ora il silenzio la fa da padrone. Parole vere attenzione, perché di altre ne abbiamo a iosa. E’ il mondo di sotto che si muove, che non si manifesta, ma che agisce all’insaputa dei “compagni” per trarne guadagno. E’ il mondo dei mercanti di etica che si affannano tra loro a ricevere un segno, un segnale, forse anche una telefonata che li rincuori per l’avvenire, loro che nel passato le mani non se le sono sporcate e che per quel poco, pochissimo che hanno fatto aspettano adesso la grazia! E’ un modo silente che sa di non dovere parlare, di aspettare, di dare un colpo al cerchio e una alla botte. Nuovismi da Balena bianca dei nostri giorni che si accreditano tra le file di un partito che forse in fin dei conti non è mai esistito.

Opposizioni inesistenti alla miseria morale, posizioni latenti che affascinano il mondo di sotto e lo alimentano. Censure, collaborazioni fittizie con alcuni, contratti scritti con penne indelebili per altri.

Molti visi, poche voci, pensieri celati, “mi piace” esibiti come a dire…”io non sono contro di te…è stato quel che è stato solo per due mesi…ora torniamo a essere noi…”. Noi chi? Il mondo di sotto resta così celato e la nostra mente vede e non vede; scorge, intravede in modo approssimato quello che sta succedendo o forse che non è mai finito. Nessun cambiamento anzi una forte restaurazione anche nei rapporti, meno autentici sono, meglio è e più facile è per il Mondo di sotto ottenere e non dare. Evade dunque, il Mondo di sotto dalla realtà, la cela, cerca di padroneggiare i fatti ergendosi a simbolo. Due sono le categorie che non aderisco al mondo di sotto: chi da esso è censurato e tenuto lontano perché temuto; l’altra categoria è quella delle persone sagge, quelle che sanno che la mente da sola mente e quindi si affidato al libero pensiero pur di segnare la differenza e di essere veramente alternativi.

Ci vuole tanta saggezza e tanta libertà per non cadere nel Mondo di sotto, per non avvicinarsi alla tentazione di fare parte di questa variegata ed eticamente malandata compagine. Faticosa è la mente del mondo di sotto, omette, inventa, simula, dissimula, non vede quello che c’è, vede quello che non c’è ma lo  omette, inventa altro, simula e dissimula, vede quello che c’è ma parla di  quello che non c’è.

Noi lo osserviamo da tempo il Mondo di sotto, lo vediamo plasticamente anche sui social darsi da fare; lo scorgiamo nelle case, quando chiusa la porta dice “ non è mia responsabilità…” lo abbiamo conosciuto ne portiamo ancora le ferite. Non lo assecondiamo, lo leggiamo cercando di mantenere la mente lucida e il cuore libero, sperando di diventare, un giorno,  abbastanza saggi da mantenere sempre la giusta distanza.